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Memorabile Can Can di Carla Fracci e Heather Parisi del 1983

Un video cult rarissimo da videoamatori tratto dalla trasmissione “Al Paradise” del 1983. Memorabile, in una puntata di questo show, il duetto del can can eseguito da Heather Parisi assieme a Carla Fracci. Il video parte all’inizio del can can, ma se vi interessa potete vederlo tutto dall’inizio.

L’addestratore dà un bacio al cavallo – ciò che succede in seguito ci lascia senza parole

Questo video è davvero speciale – vedrete un uomo esibirsi insieme al suo cavallo. Ci propongono uno spettacolo incredibile, e capirete presto perché.

Infatti, vediamo un cavallo sotto il pieno controllo del suo padrone. Questo spettacolo ha richiesto anni di addestramento – tra cavallo e padrone esiste un profondo rapporto di fiducia e di rispetto. Inoltre, il fatto che i cavalli siano animali bellissimi rende lo spettacolo ancora più bello.

Quest’uomo è riuscito in un’impresa molto difficile, tanto di capello. Tra di loro esiste un legame molto forte. Solo un amore potente può riuscire in una simile impresa.

Ma non è tutto, ad un certo punto, vedrete anche un cane partecipare allo show. Affascinante!

 

 

 

 

Cavallo e padrone si esibiscono sulle note di “Ameno”, una bellissima canzone che rende l’atmosfera ancora più suggestive.

Condividete il video con i vostri cari, soprattutto se amano i cavalli!

Questa pubblicità di Natale polacca è diventata virale – guardandola, capirete perchè

Durante le feste, molti brand desiderano distinguersi con spot natalizi di successo che collezionano milioni di visualizzazioni.

Il seguente spot ne è un perfetto esempio. Nella clip ci sono tutti gli ingredienti per un successo assicurato: una buona dose di humor, una storia intrigante, e un’atmosfera mozzafiato, tipica delle feste.

Dietro la storia si nasconde un messaggio importante, il vero significato del Natale.

Questo spot polacco lanciato da Allegro è perfetto perché combina tutti questi elementi e molto altro!

 

 

 

È la storia di un uomo anziano che vuole imparare l’inglese. Ma scoprite da soli ciò che succede… non ne rimarrete delusi!

Come fare il Pesto Vegan a base di Avocado e Basilico.

Questo Pesto a base di Avocado e Basilico è per tutti, vegan e non, pieno di gusto, incredibilmente buono e salutare!

L’Avocado conferisce una piacevole base cremosa, ma non sovrasta quel ricco sapore di basilico che conoscete e adorate. Da provare come pesto senza latticini su praticamente qualsiasi tipo di pasta, cotto o a crudo. È inoltre possibile utilizzarlo come condimento praticamente su tutto.

Lo sapevi che il basilico contribuisce a debellare i batteri che si trovano dentro o sulle tue verdure? Oltre a questo, il basilico contiene vitamina A, magnesio, e diversi altri nutrienti che aiutano a proteggere le pareti cellulari dai danni dei radicali liberi nel sangue. Il basilico regola persino il flusso sanguigno, e impedisce al colesterolo di ossidarsi al suo interno. Non ossidandosi, il colesterolo non si accumula sulle pareti dei vasi sanguigni (proteggendoci da aterosclerosi e attacchi cardiaci). Il basilico è inoltre una buona fonte di magnesio, che contribuisce alla buona salute cardiovascolare rilassando i muscoli ed i vasi sanguigni, il tutto regolando il flusso sanguigno e diminuendo il rischio di ritmi cardiaci irregolari e spasmi cardiovascolari.

Passiamo ora alla ricetta di questo semplicissimo Pesto a base di Avocado e Basilico, che oltre a essere vegan e anche crudo, ma anche gustoso, salutare e curativo.

Come fare il Pesto a base di Avocado e Basilico

Ingredienti:

  • 1 avocado
  • succo di mezzo limone (opzionale)
  • 10-12 grandi foglie di basilico fresco
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 cucchiaio di olio di cocco
  • pasta biologica a scelta (spaghetti, tagliatelle, pasta corta, etc.)
  • un pizzico di peperoncino
  • sale e pepe a piacere

Procedimento:

  1. Taglia l’avocado e scava l’interno ponendolo in una ciotola.
  2. Mescola l’avocado.
  3. Lava e trita le foglie di basilico.
  4. Unisci il basilico, il succo del limone e l’avocado in un robot da cucina.
  5. Sbuccia e trita finemente (o premi) gli spicchi d’aglio.
  6. In una padella media riscalda l’olio di cocco a fuoco medio.
  7. Soffriggi l’aglio nell’olio di cocco.
  8. Aggiungi il mix di avocado, basilico e limone in padella e abbassa la fiamma.
  9. Aggiungi sale, pepe e peperoncino in polvere. Mescola uniformemente. Assaggia per assicurarti che abbia il sapore desiderato.

Usa come condimento per della pasta a tua scelta oppure come salsa per dolci e aperitivi. Le quantità di questa ricetta bastano per un paio di piatti di pasta. Questo pesto è abbastanza sostanzioso, quindi sono necessari solo un paio di cucchiai di salsa per ogni piatto di pasta. È anche possibile usare la salsa come condimento per tramezzini, bruschette, centrifughe, come salsina, etc.

 

Questo Video Fa Veramente Piangere… E Fa Riflettere Tantissimo!!

Cuocere una bistecca perfetta in soli 3 minuti: Ecco i semplici passaggi da seguire – VIDEO

Siete amanti della bistecca, ma spesso e volentieri ne sbagliate la cottura? Ecco il semplice metodo che fa al caso vostro!

Se volete che la vostra bistecca sia ben cotta, ma sia anche appetitosa e non seccae priva di gusto, ecco pochi e facili passaggida imparare a memoria per ottenere un risultato davvero eccellente, in soli 3 minuti! Basta munirsi di un goccio d’olio d’oliva, spezie, aglio e…

Basta spennellare entrambi i lati della bistecca con poche gocce di olio d’oliva e diverse spezie aromatiche, come rosmarino e timo.

 

Poi si può aggiungere dell’aglio schiacciato e riporre la bistecca in forno preriscaldato a 60°C, ma non finisce qui!

 

Facendo cuocere per qualche minuto la bistecca in forno, si passa poi ad una padella; si provvede a rivoltarla dopo appena 2 minuti, non di più!

 

.. Et voilà, il gioco è fatto! Se volete potete lasciar riposare di modo da poter far rapprendere il sughetto formatosi, altrimenti gustatevela calda calda!

E se volete vedere immediatamente con i vostri occhi il risultato di questo metodo pratico e veloce, ecco per voi un interessante video riassuntivo.

 

Impara Come Creare A Casa Una Bellissima Stella Natalizia In Pochi Minuti

Il progetto che vi presentiamo richiede un po’ di attenzione nella sequenza dei passaggi, ma il risultato finale è così bello che ne varrà davvero la pena! Si tratta di tagliare delle strisce di carta (in questo caso viene usata carta con glitter, ma potete usarne di ogni tipo) e poi intrecciarle incollandole le une alle altre. Il risultato? Una bellissima decorazione da appendere dove volete!

Lo spot di Natale: LA BUGIA DEL NONNO

Cosa si inventa il nonno per avere tutti i suoi cari A CASA il giorno di Natale? Una bugia a fin di bene…

Un anziano riceve dai suoi tre figli dei biglietti d’auguri con la triste notizia che nessuno di loro potrà essere presente per le feste di Natale. Cosa fa il nonnino a questo punto? Invia dei telegrammi ai suoi figli annunciando la sua morte. Ovviamente tutti i suoi figli si precipitano a casa sua, abbandonando tutti gli impegni. Al loro arrivo, il papà li lascia a bocca aperta e giustifica la sua bugia: “Come altro sarei potuto riuscire ad avervi qui tutti insieme?”. Il perdono gli viene concesso in un attimo, tra lacrime, abbracci e brindisi.

 

 

 

Questo è lo spot pubblicitario della catena di supermercati tedesca Edeka, realizzato per il Natale 2015.

Lo spirito del Natale esiste davvero e si trova nel cervello. C’è chi proprio non ce l’ha

Lo spirito del Natale, quel sentimento di gioia diffuso che molte persone vivono sotto le feste e che ispirò Charles Dickens nel suo commovente “Canto di Natale”, esisterebbe davvero, sarebbe presente in ogni essere umano e nello specifico si troverebbe nel cervello. È quanto sostiene un gruppo di ricercatori danesi che ha pubblicato uno studio sul British Medical Journal (BMJ).

Decorare ogni anno con palline colorate un abate, scoprirsi ancora incantati di fronte alle decorazioni luminose che si incontrano camminando per le strade familiari della propria città, perdersi per ore in un centro commerciale alla ricerca dei regali da mettere sotto l’albero e riunirsi intorno a una tavola imbandita con parenti e amici per poi ritrovarsi alle prese con un gioco in scatola o alla finestra ad aspettare la neve: che cos’è tutto ciò – si sono chiesti gli autori – se non lo spirito del Natale che, anziché venirci a trovare ogni anno come nel romanzo di Dickens, più semplicemente abiterebbe in noi, nel nostro cervello, da secoli?

Continua a leggere oltre il tweet:

Sì, perche la tradizione e quell’atmosfera di magia legata al Natale esiste da centinaia e centinaia di anni. Così un gruppo di ricercatori dell’ospedale di Rigshospitalet, in collaborazione con l’università di Copenhagen, si è messo alla ricerca dello spirito del Natale usando la risonanza magnetica funzionale per studiare i cambiamenti di ossigenazione e flusso sanguigno che si verificano in risposta all’attività neuronale. Un’analisi che è stata riassunta in una serie di mappe che mostrano quali aree del cervello sono maggiormente coinvolte durante un particolare processo mentale. La ricerca ha coinvolto 20 persone che sono state esaminate mentre osservavano 84 immagini, in cui si alternavano rappresentazioni a tema natalizio a scene di vita quotidiana. In seguito, ogni partecipante ha compilato un questionario sulle proprie tradizioni durante le festività, sui sentimenti provati nel periodo natalizio e sull’appartenenza etnica.

 

 

 

I risultati della ricerca hanno così suddiviso le persone in 2 gruppi: uno chiamato “gruppo del Natale” e l’altro “gruppo non natalizio”. Tra partecipanti che sono stati collocati nel “gruppo di Natale”, gli studiosi hanno identificato cinque aree del cervello che hanno reagito più attivamente di fronte alle immagini natalizie. Corteccia sinistra premotoria e motoria primaria, lobo destro inferiore e parietale superiore e corteccia primaria bilaterare somatosensoriale: sarebbero queste le aree cerebrali in cui risiederebbe lo spirito del Natale, zone associate tra l’altro alla spiritualità e al riconoscimento facciale delle emozioni.

I partecipanti alla ricerca che invece sono risultati appartenere al “gruppo non natalizio”, vale a dire coloro che non amano il Natale e credono che siano tutte sciocchezze, sarebbero affetti da quella sindrome che gli studiosi chiamano “bah humbug”. Una sindrome che colpirebbe milioni di persone, soprattutto adulti, “che tendono – scrivono i ricercatori – a dimostrare una carenza di spirito natalizio”.

Gli studiosi hanno per precisato che questo studio è solo il primo passo per comprendere lo spirito del Natale e gli altri possibili circuiti cerebrali legati alle diverse festività. “Anche se sono affascinanti, questi risultati – avvertono i ricercatori – dovrebbero essere interpretati con cautela. Qualcosa di magico e complesso come lo spirito natalizio non può essere spiegato completamente solo attraverso la mappatura dell’attività cerebrale e ridursi solo a questo”.

Fonte:huffingtonpost

GUARDA ANCHE: Con questo video di Natale non riuscirete a smettere di piangere

La miglior risposta alla cattiveria è una lezione di bontà

Esistono persone che, per diversi motivi, affrontano la vita convinte che il dolore altrui sia per loro un vantaggio, rallegrandosene e diventandone esse stesse la causa. La miglior risposta che possiamo dare a questo tipo di persone è una lezione di bontà. È questo, infatti, il modo migliore per dimostrare rispetto.

I concetti di bene e male sono stati argomenti di conversazione durante secoli di storia, relativi soprattutto a come l’anima umana si relazioni ad essi. In fondo, si tratta per gran parte di una questione di cultura, di società e altre variabili che possono essere introdotte nel dibattito.

Più che un supporto tecnico e scientifico sul tema, in questo articolo esploriamo la riflessione individuale. Il punto da cui partire è una situazione concreta nella quale una persona si comporta con cattiveria e ci fa del male. Come rispondiamo a questa situazione?

Perché la bontà è una lezione

Esistono vari motivi per i quali la bontà può essere considerata una grande lezione, anche quando non riusciamo a comprendere la motivazione che ha portato qualcuno a farci del male. Sostanzialmente, usando la bontà come risposta, non sgraviamo l’altra persona di quanto ci ha fatto, ma liberiamo noi stessi delle emozioni negative.fiore-tra-le-mani

In molte occasioni è davvero difficile perdonare l’altro ed essere comprensivi. Eppure è importante ricordare che si può perdonare senza dimenticare e senza perdere la fiducia. In questo modo, il perdono non ci rende più ingenui né meno vulnerabili, ma ci libera da un peso che mantiene aperta la ferita del danno sofferto.

La bontà diventa una lezione perché è gratificante, fomenta la solidarietà, fa bene all’autostima e apre la porta al dolore e all’apprendimento. Un atto di bontà guarda al bene proprio e a quello altrui. La crudeltà, al contrario, guarda solo a sé stessa e cerca di conseguire unicamente i propri interessi.

 

 

 

La bontà nasce dal cuore

Una delle opinioni più diffuse è quella secondo cui non nasciamo né buoni né cattivi, ma coltiviamo la bontà o la cattiveria a seconda di come cresciamo emotivamente. Per questo motivo, possiamo dire che la bontà nasce dal cuore e di questo si alimenta. Se durante la nostra vita non vogliamo fare del male a nessuno, come possiamo reagire con vendetta verso chi cerca di recarci danno?

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Rispondere con una cattiva azione non cambia nulla, non ripara il danno e dà una soddisfazione solo momentanea. Il rancore distrugge, trasforma e non porta nessun risultato positivo. L’altra persona si sentirà legittimata ad insistere, visto che voi vi comportate allo stesso modo; quindi non solo non avrete guadagnato nulla, ma avrete anche perso tutto.

Così come affermava M. Gandhi, ciascuno di noi dovrebbe diventare parte del cambiamento che vuole vedere nel mondo. Partendo dalle situazioni più complicate e difficili da superare fino ad arrivare a quelle più piccole. Possiamo fare affidamento anche sull’etica di Kant, che sosteneva che la virtù consistesse nel “fare della nostra opera un’opera universale”.

Attorno a voi non permettete la malvagità

Siamo circondati da odio, violenza e paura, ed è perciò necessario educare con valori che contribuiscano ad un benessere sociale ed individuale, valori che impediscano lo sviluppo di tutte quegli atteggiamenti censurabili che ci circondano. Di fatto, chi lo ha vissuto ha scoperto che il famoso “occhio per occhio” non serve in realtà a nulla, perché, alla fine, si finisce con l’essere tutti ciechi.

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Non possiamo permettere che intorno a noi si sviluppi la malvagità, tanto meno deve esistere la volontà da parte nostra di usarla a scopo punitivo. La bontà insegna attraverso l’esempio, senza dare adito a tutti quei sentimenti che hanno come unico fine l’intento di avvelenare. La bontà permette di conservare nella memoria le situazioni positive eliminando i sentimenti negativi.

Davanti ad un brutto gesto, cercate di rispondere con una buona azione. E se il dolore è talmente forte da rendervi ciechi, concedetevi tutto il tempo necessario per guarire. Non per dimenticare, ma per far controllare i vostri movimenti dalla razionalità piuttosto che dall’ira o dalla collera. In ultima istanza, se non riuscite a porvi rimedio e non siete in grado di fare un’analisi pedagogica della situazione, allontanatevi piuttosto, senza fare male, perché non è comunque il modo giusto di comportarsi.(fonte)

Le Cose non Dette Ammalano il Nostro Corpo

 Le cose non dette ammalano il nostro corpo.

Spesso abbiamo dei dolori al corpo che non sappiamo da dove possano provenire, la scusa più comune è l’aver preso un colpo d’aria, ma in realtà si trattano di veri e propri blocchi emotivi e il dolore è la risposta fisica a questa condizione perché coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress.

Dolori.

L’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere sentite e vissute, trovano una via di scarico immediata nel corpo e imparando e riconoscendo questi malesseri psico-fisici è possibile cercare di risolverli e riprendere la strada corretta delle nostre emozioni.

A seconda del punto del corpo che duole, esiste una risposta emotiva curabile individuando la situazione o i sentimenti che ci bloccano a livello emotivo.

Un dolore al collo rispecchia quello che non diciamo, un dolore alle caviglie invece rappresenta la voglia di andare avanti o il desiderio di sfuggire alla realtà, un dolore allo stomaco è il classico sintomo del non “digerire” le situazioni che viviamo e la rabbia.

Se il dolore si manifesta sulla schiena di solito è legato alle preoccupazioni economiche o anche alla sensazione di mancanza di aiuto da parte di qualcuno, se il dolore si diffonde sulla parte alte della schiena e sulle spalle è invece sintomo di un lavoro che per noi è “troppo”, di incarichi onerosi che non ci spettano.

Sulle cosce indica che abbiamo paura di non soddisfare le richieste altrui, aspettative che non siamo in grado di portare a termine; le ginocchia doloranti sono sintomo di orgoglio ferito mentre sulla fronte significa che affrontiamo il mondo nella maniera sbagliata.

Una cefalea può indicare il bisogno di allentare il controllo razionale e smettere di tenere sempre tutto controllo senza cedere e indica il desiderio di lasciare spazio all’intuizione.

Le eruzioni cutanee possono rivelare che non si hanno chiari i propri confini e che per difendersi si cerca di tenere lontani gli altri o al contrario la voglia di tenerli più vicini quando non si ha la possibilità.

Sintomi respiratori come asma, affanno, iperventilazione, respiro corto possono indicare la mancanza della gioia di vivere o la paura di morire.

La stitichezza indica un attaccamento eccessivo ai beni materiali o la paura di esporre il proprio inconscio e le proprie emozioni, mentre la colite opprime chi non riesce a reprimere la propria rabbia e la propria aggressività cosa che poi porta a sensi di colpa che somatizzano a livello intestinale.

Anche le vaginiti e le cistiti possono essere sintomo di un’emotività fallata, ansia e irritabilità da una parte e remissione dall’altra.

 

 

 

E  per finire il dolore al petto o al cuore è sintomo di problematiche emotive basilari, relative agli affetti primari.

Cose non Dette

Sostanzialmente è dimostrato che se la nostra mente sta bene anche il nostro corpo sta bene, cercare di trovare pace, armonia ed equilibrio può essere la strada giusta per guarire dai dolori psico somatici.

Un esempio classico ne è il risentimento, che covato in seno da vita al rancore che provoca seri malesseri profondi e difficili da sradicare, fino a far risultare difficili le relazioni con la persona che ci ha offesi e a sfociare in malattie vere e proprie come febbre o herpes; di questa correlazione tra risentimento e malattie se ne è occupato Carsten Wrosch, dell’Università di Concordia (Canada), il quale ha stabilito che la rabbia porta ad avere problemi di cardiopatie ma non solo, viene coinvolto tutto il metabolismo, il sistema immunitario e le funzioni degli organi e si vanno a instaurare delle malattie fisiche.

Cose non Dette

Lasciarsi andare alle emozioni è un modo sano per prevenire e curare il nostro corpo, se pensiamo una cosa diciamola, facciamola non somatizziamola per una paura di rifiuto o abbandono, per paura delle critiche o dei giudizi, tutte queste emozioni represse causano stress e squilibri emotivi che ammalano il nostro corpo. Se siamo arrabbiati con qualcuno diciamolo, se amiamo qualcuno facciamolo sapere, se vogliamo stare soli o se invece vogliamo qualcuno accanto facciamoglielo capire.

Non serve a niente tenerci tutto dentro.(fonte)

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