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Le ferite emotive si tramandano attraverso i legami familiari

Le ferite emotive si tramandano attraverso i legami familiari, in maniera quasi implacabile. Sono come un’ombra nascosta nelle parole, nel modello educativo, nei silenzi, negli sguardi e nei vuoti. Fino a quando una persona matura e consapevole ha il coraggio di dire basta e di liberarsi da questa ragnatela.

Tutti nella vita abbiamo lanciato un sasso in un lago o in un fiume. Quando il sasso cade e affonda nell’acqua, si genera una perturbazione. Le particelle di acqua cambiano la loro posizione iniziale e sulla superficie appaiono dei cerchi, delle onde.

Ognuno ha la sua storia, ognuno conosce il peso delle sue ferite, dei suoi vuoti, dei suoi angoli smussati…

Se l’impatto è stato molto forte, ci saranno più onde in superficie. Sono come l’eco di un grido ammutolito, come la metafora stessa della ferita emotiva, quella che colpisce un membro della famiglia per poi estendersi alle altre generazioni con maggiore o minore intensità.

Una volta Oscar Wilde disse che poche dimensioni sono misteriose ed ermetiche quanto le famiglie. Nell’isolamento delle proprie case, nessuno sa per certo cosa accade dentro quelle quattro mura dove una o due generazioni di persone condividono uno spazio e un codice comuni.

Le ferite di alcuni membri si ripercuotono sugli altri come onde invisibili, come fili che muovono marionette e come onde piene di rabbia che erodono gli scogli sulla spiaggia. Oggi vogliamo parlarvi di un argomento complesso, doloroso e a volte cruento.

L’intima architettura delle ferite emotive

Quando parliamo dell’origine di queste ferite emotive che si trasmettono di legame in legame, è comune pensare a fatti quali abusi sessuali, violenza fisica o la perdita di una persona cara. Non escludiamo nemmeno i conflitti bellici e il loro impatto su tutti i bambini rifugiati che la società fatica a tenere conto.

Tuttavia, al di là di queste dimensioni che tutti conosciamo, ci sono anche “lacerazioni” emotive causate da altre dinamiche, altri processi forse più comuni rispetto a quelli citati in precedenza.

  • Crescere in nome di un attaccamento insicuro o in un contesto basato sul contenimento emotivo genera senza dubbio molte ferite emotive e anche disturbi emotivi.
  • Lo stesso vale se si fa parte di una famiglia dove è sempre presente l’ira. Sono contesti dove abbondano le urla, i rimproveri reciproci, la tossicità emotiva, il disprezzo e la svalutazione continua.
  • Un altro aspetto che può avere forti ripercussioni all’interno della famiglia è l’eventuale depressione cronica o non curata di uno o entrambi i genitori. La vulnerabilità, i codici di comunicazione e le dinamiche genitori-figli lasciano tracce indelebili.

Le ferite emotive sono il prezzo che tutti dobbiamo pagare per essere indipendenti.
Haruki Murakami

I traumi e l’epigenetica

Conrad Hal Waddington, biologo dello sviluppo, genetista ed embriologo, ha coniato un termine molto interessante e di una certa influenza. Stiamo parlando dell’epigenetica, la scienza che si occupa di studiare l’insieme dei processi chimici che modificano il DNA senza alterarne la sequenza, dove i traumi hanno un ruolo importante. Ad esempio:

Si sa che quando un bambino è circondato da confusione, caos emotivo e vulnerabilità presenta livelli esorbitanti di stress.  I suoi meccanismi cerebrali, endocrini ed immunitari reagiranno in modo da trovare l’equilibrio necessario, ma, non riuscendoci, si satureranno fino a sviluppare effetti secondari implacabili: aumento del cortisolo nel sangue, tachicardia, emicrania, dermatite e anche asma.

Si sa, ad esempio, che l’espressione del genoma, ovvero il fenotipo, cambia a seconda delle esperienze con l’ambiente (alimentazione, abitudini, stress, depressione, paure…).

In questo modo, tutti i cambiamenti epigenetici si ripercuoteranno anche sulle nuove generazioni, al punto che un determinato trauma vissuto da una persona può influenzare fino a 4 generazioni successive.

 

 

 

 

Le ferite emotive e come affrontarle

Tutti sappiamo che il dolore fa parte della vita, che la sofferenza è un mezzo per imparare e che è necessario perdonare per andare avanti. In realtà, tutte queste idee presentano sfumature importanti che è necessario approfondire e reinterpretare.

Vediamo in dettaglio alcuni aspetti.

Non è necessario soffrire per imparare, di fatto, l’autentico apprendimento ce lo offre la vera felicità. È la felicità a predisporre le fondamenta di un adeguato equilibrio emotivo e a metterci in contatto con ciò che è davvero importante. Ciò per cui vale la pena lottare.

Non lasciate che le vostre ferite vi trasformino in persone che non siete

D’altra parte, perdonare è un’opzione, ma mai un obbligo. La riconciliazione più importante è quella con noi stessi. Una ferita emotiva ci trasforma in qualcosa che non ci piace, in persone che soffrono, che si auto-percepiscono come fragili, poco capaci, piene di ira e rancore, prigioniere di chi è responsabile della loro sofferenza. Impariamo, quindi, a guarirci, a riconciliarci con il nostro essere ferito per rafforzarlo, prendercene cura, ascoltarlo.

Infine, è necessario disporre di adeguate strategie e protocolli per individuare per tempo le ferite emotive dei bambini. Negli istituti scolastici si dovrebbe favorire il riconoscimento tempestivo di ermetismi o comportamenti oppositivo-provocatori che spesso nascondono dinamiche familiari problematiche e disfunzionali.

Non dimentichiamo che, nonostante nessuno di noi possa scegliere i propri genitori o la famiglia, abbiamo tutti il diritto di essere felici, di condurre una vita degna e con un adeguato equilibrio psicologico ed emotivo. Lottiamo per questo.

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Preferisco una distanza onesta ad una vicinanza ipocrita

Negli ambienti in cui abbondano gli ipocriti, le persone sincere sono viste come cattive e la verità come la più grande nemica. Per questo motivo, dovremmo sempre preferire un distacco onesto quando i nostri valori si scontrano con una vicinanza sibillina che si traveste da gentilezza, ma in realtà è una persona falsa.

È possibile che alcuni di voi non sappiano che gli scienziati, i sociologi e i biologi hanno preferito chiamare l’era geologica attuale “Antropocene” (“uomo nuovo”) invece di “Olocene”. Il motivo è semplice e anche ispiratore: enfatizzare un periodo in cui l’umanità ha come obiettivo quello di raggiungere una “quota” più alta in termini di intelligenza, coesione sociale, armonia, rispetto e consapevolezza.

La superstizione, l’idolatria e l’ipocrisia percepiscono ricchi compensi, mentre la verità va in giro a chiedere l’elemosina.
Martin Lutero

Tuttavia, libri come “Anthrozoology: Embracing Co-existence in the Anthropocene” (“Antrozoologia: abbracciare la coesistenza nell’Antropocene”) degli scienziati Michael Tobias Charles e Jane Gray Morrison, parlano di una dimensione molto concreta: l’ipocrisia dell’essere umano. Continuiamo ad essere la specie di vertebrati abituati a predicare una cosa e a farne un’altra. Soffriamo di questo disturbo per natura e facciamo molta fatica a favorire la coesistenza con gli altri mettendo da parte le differenze culturali, sociali o di genere.

Tutti sappiamo che non è per niente facile mantenere le distanze da chi non ci piace o ci fa sentire a disagio. A volte siamo obbligati a condividere gli stessi spazi con un famigliare dalle idee estreme o con il direttore che non rispetta i nostri principi morali. Quello che possiamo fare, però, è creare adeguati spazi di auto-protezione dove non cadere mai nella pratica dell’ipocrisia.

Nel regno dell’ipocrisia solo i più forti sopravvivono

Nell’Iliade Achille diceva che se c’era qualcosa che odiava più delle porte dell’Ade erano le persone che dicevano una cosa e ne facevano un’altra. Forse abbiamo tutti a che fare con qualcuno con un atteggiamento simile, che tanto abbonda nell’era dell’Antropocene. Quello che forse non tutti sappiamo, però, è che non bisogna dare la colpa di questo comportamento solo ed esclusivamente all’ipocrita.

L’ipocrisia è molto più della classica dissonanza tra le nostre idee e il nostro comportamento. A volte, l’ambiente in cui viviamo ci obbliga ad essere ipocriti. Ogni giorno affrontiamo i rompicapo della vita, i pezzi sono dispersi e dobbiamo per forza sopravvivere in queste “superfici sociali” così complesse. Quasi senza rendercene conto, finiamo tutti per fare cose che non sono in armonia con i nostri principi, con le nostre idee o convinzioni.

 

 

 

Tra quello che pensiamo, diciamo e facciamo può esserci un abisso e, pur non volendo venir meno ai nostri principi interiori, alla fine lo facciamo per via della pressione sociale. Leo Festinger l’ha definita “dissonanza cognitiva”, ovvero sperimentare una disarmonia o un conflitto tra il proprio sistema di idee, credenze ed emozioni (cognizioni) e il proprio comportamento.

Ora, nonostante buona parte della società sia abituata a comportamenti ipocriti di massa, in realtà possiamo distinguere due tipologie di persone. Da una parte, ci sono quelle che soffrono di dissonanza cognitiva e decidono di stabilire dei limiti per trovare un’armonia adeguata tra ciò che pensano e ciò che fanno. Dall’altra, abbondano semplicemente quelli che concepiscono la vita in questo modo. La dissonanza cessa di esistere per lasciare spazio ad una cognizione solida e chiara per cui tutto ha un senso e prima di tutto uno scopo.

Mettere in pratica ciò che si predica non è solo un atto di rispetto, ma anche di auto-rispetto e di benessere personale. Sappiamo che tutti, in un modo o nell’altro, ci siamo comportati da ipocriti per poterci integrare in un determinato contesto: al lavoro, ad una festa, a una riunione di famiglia.

Se c’è una finalità chiara ed obiettiva delle dissonanze cognitive, è quella di attivare un allarme psicologico per informarci che il filo che sostiene i nostri principi e valori sta per rompersi. Iniziare un processo di riflessione senza dubbio ci salva dall’ipocrisia.

Un uomo non è del tutto se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità.
Oscar Wilde

Cosa possiamo fare se dobbiamo avere per forza a che fare con una persona ipocrita incallita e corrosiva? Ci sono persone oneste che, una volta rilevata un’incompatibilità di caratteri o valori, decidono di mantenere le distanze con eleganza e rispetto. Una cosa di cui siamo certamente grati, ma purtroppo non tutti la mettono in pratica.

L’ideale sarebbe che fossimo noi a stabilire un limite di sicurezza e ci allontanassimo abbastanza per non dover coincidere con gli ipocriti, ma se si tratta di un famigliare, di un collega o del capo, potrebbe non essere così semplice comprare un biglietto di sola andata.

In questi casi, torna utile la regola delle tre “R”:

  • No ai “rinforzi”: l’ipocrita può e ha tutto il diritto di vivere la sua vita dove siamo noi, ma non dobbiamo rinforzare i suoi comportamenti. In altre parole, dovremmo mostrarci asettici, non avere conversazioni profonde con lui o rivelare segreti intimi e nemmeno dare troppa importanza a quello che dice.
  • “Rispettiamo e rispettiamoci”: lasciamo che l’ipocrita si comporti come meglio crede, che faccia ciò che vuole, ma sempre nella sua sfera. Non lasciamolo entrare nella nostra. Rispettiamoci e diamogli la giusta importanza senza lasciarci influenzare dal suo comportamento.
  • No a “rinunciare” ai nostri valori: a volte, quando passiamo troppo tempo in uno scenario caratterizzato dalla sola ipocrisia, è normale cadere nella rete e comportarsi allo stesso modo. Ricordiamoci dei nostri valori e principi e difendiamoli anche se gli altri non li approvano o non li capiscono.

Ultimo, ma non per questo meno importante, non bisogna dimenticare che l’ipocrisia si maschera di gentilezza quando le conviene. Impariamo ad essere intuitivi e cauti, manteniamo le giuste distanze per ripristinare il nostro benessere emotivo e psicologico.

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Le combinazioni che curano

Alcuni ingredienti naturali che usiamo ogni giorno in cucina, oltre ad essere nutrienti, hanno proprietà terapeutiche molto potenti. Di seguito ti suggeriamo alcune combinazioni tra ingredienti naturali che possono avere grandiosi benefici per la nostra salute.

Acqua e miele. Facendo sciogliere un cucchiaino di miele in un bicchiere d’acqua tiepida è possibile ottenere un ottimo rimedio dimagrante. Inoltre, il miele è utile per abbassare il colesterolo e, grazie alle sue proprietà antibatteriche e antibiotiche, rinforza il sistema immunitario facendoci ammalare di meno.

Zenzero e cannella. Un infuso a base di questi due ingredienti naturali può avere numerosi benefici per la salute: riscalda il corpo, favorisce la disintossicazione del fegato, previene la formazione di calcoli biliari, migliora la digestione e aiuta a curare raffreddore e influenza.

 

 

 

 

 

 

 

Acqua e limone. Bere ogni mattina un bicchiere d’acqua tiepida nel quale diluire il succo di mezzo limone è un’abitudine che può rivoluzionare la nostra salute: disintossica l’organismo, favorisce la digestione, equilibra i livelli di pH, depura la pelle e dà energia.

Curcuma e zenzero. Si tratta di un infuso molto potente: protegge il fegato, è un ottimo tonico, allevia raffreddore e influenza e rinforza il sistema immunitario.

Bicarbonato di sodio e limone. Si prepara versando mezzo cucchiaino di bicarbonato nel succo di un limone, ed è utile per alcalinizzare il corpo, favorire la digestione, depurare l’organismo e aumentare le difese.

Miele e aceto di mele. Sono entrambi ingredienti ricchissimi di benefici, ma questa combinazione è particolarmente utile per alleviare le irritazioni e le infiammazioni, mentre se applicato sui capelli può eliminare la forfora in pochissimi giorni.

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Perché si dovrebbe mettere un pezzo di sapone sotto le lenzuola. È semplicemente geniale!

Non puoi comprendere quanto possano essere fastidiosi i crampi muscolari, a meno che tu non abbia sofferto di questo disturbo occasionalmente. Tutti hanno sperimentato il dolore che si prova quando ci si procura un taglietto radendosi la barba o quando si sbatte il dito del piede – è fastidioso e doloroso, ma passa abbastanza velocemente. I crampi sono completamente diversi.

I crampi che interessano gli arti inferiori sono provocati da spasmi muscolari, ecco perché il dolore è duraturo. Possono manifestarsi in qualsiasi momento, senza essere preceduti da alcun segnale. Si verificano più comunemente durante la notte e in quel momento non si può far nulla per alleviare il dolore.

Tuttavia, c’è una speranza! Per riuscire a ridurre le contrazioni muscolari devi individuare la causa scatenante dei crampi e trovare la soluzione giusta per risolvere il problema.

Che cos’è un crampo?

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I crampi alle gambe sono spasmi muscolari dolorosi che interessano i polpacci, le cosce o i piedi. Solitamente si manifestano durante la notte subito dopo che ti sei addormentato o al momento del risveglio. Ovviamente sembra che ci sia qualcosa che improvvisamente provoca la contrazione dei muscoli, causando dolore .

Qual è la causa scatenante degli spasmi muscolari?

1. Disidratazione

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Una delle cause più comuni dei crampi è la scarsa idratazione. Non bevi a sufficienza? Hai una sudorazione eccessiva? Pratichi attività fisica? Tutto ciò causa la perdita di liquidi da parte del corpo e di conseguenza uno squilibrio dei livelli di elettroliti che contribuiscono a controllare gli impulsi nervosi e le contrazioni muscolari. Se il tuo corpo non produce una quantità sufficiente di elettroliti, i crampi potrebbero manifestarsi più frequentemente.

2. Freddo

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La maggior parte delle persone preferisce dormire in un ambiente fresco e inoltre per una migliore qualità del sonno si consiglia una temperatura ambientale non troppo elevata . Ma se durante la notte lasci la finestra aperta oppure accendi il ventilatore, assicurati di coprirti le gambe. Non è ancora chiaro il motivo per cui le temperature più basse provochino i crampi, ma sicuramente il freddo riduce l’elasticità dei muscoli rendendoli più rigidi e questa potrebbe essere la causa delle contrazioni.

3. Rimanere in piedi tutto il giorno

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Il fatto di trascorrere la maggior parte del giorno restando in piedi potrebbe essere paragonato a un allenamento fisico, con la differenza che quando ti alleni pratichi degli esercizi adeguati di riscaldamento e stretching. I muscoli delle tue gambe sono semplicemente logorati dalla fatica eccessiva, specialmente se sei costretto a trasportare dei pesi. Indossare i tacchi alti, per coronare il tutto, aggraverebbe la situazione!

4. Allenamento

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I crampi possono essere provocati dall’attività fisica. A lungo andare l’allenamento costante rende i muscoli più forti e più attivi, riducendo al minimo le probabilità di contrazioni muscolari. Tuttavia, dopo alcune ore di attività fisica i muscoli sono maggiormente soggetti agli spasmi, a causa della stanchezza e dell’accumulo di acido lattico.

Come prevenire i crampi

1. Sapone

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Vuoi una magia vera? Eccola!

Nessuno ne conosce la ragione, ma molta gente si è liberata dei crampi notturni usando il sapone comune! Devi soltanto mettere un pezzetto di sapone sotto le lenzuola del tuo letto. La marca o il tipo di sapone non ha alcuna importanza. Non esiste una spiegazione scientifica, ma c’è il caso famoso di un cane sofferente di artrite, che ha potuto apprezzare le proprietà curative del sapone che il suo padrone aveva posizionato sotto le sue lenzuola.

Per sapere con certezza se funziona o meno devi provarlo!

2. Doccia tiepida

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L’attività fisica moderata e gli esercizi di stretching prima dell’allenamento vero e proprio non vengono chiamati riscaldamento senza un motivo. I muscoli hanno un rendimento migliore quando sono riscaldati, pertanto una doccia tiepida ti aiuterà a scioglierli e la pressione dell’acqua potrebbe essere utilizzata per massaggiarli. Potresti semplicemente usare un impacco caldo oppure farti un bagno.

3. Salamoia

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Gnam! I pomodori in salamoia sono ricchi di sali che il tuo corpo espelle attraverso la sudorazione. Bevendo la soluzione a base di sale, zucchero e aceto, ripristini il livello dei microelementi che favoriscono il controllo delle contrazioni muscolari.

4. Banane

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Questo semplice trucco è adottato dai ballerini, che sanno bene cosa significhi avere un crampo muscolare. Mangia le banane per prevenire i crampi o per alleviare il dolore. Questo frutto delizioso è un’ottima fonte di potassio, che agisce sulla contrazione muscolare e riduce il dolore durante l’attività fisica.

Ci auguriamo che questi consigli e trucchi ti aiutino a evitare le dolorose contrazioni muscolari durante la notte! Se conosci un’altra soluzione per questo disturbo, non esitare a condividerlo, ci piacerebbe conoscerlo!

fonte

Un buon capo rende migliori i suoi lavoratori

La parola “capo” solitamente suscita un certo nervosismo. Quando pensiamo al datore di lavoro, abbiamo in mente l’immagine di un signore in giacca e cravatta, con lo sguardo accigliato che può arrabbiarsi con noi se sul lavoro non ci comportiamo in modo impeccabile o secondo le sue aspettative. Questo capita se abbiamo incontrato solo datori di lavoro di questo genere.

Tradizionalmente si pensa che questa maniera minacciosa ed esigente di relazionarsi con i lavoratori sia la migliore affinché svolgano correttamente il loro dovere.

In altre parole, la paura diventa lo strumento per ottenere risultati più produttivi. Evidentemente, le cose non vanno proprio così e diversi studi lo confermano.

Se ci pensiamo bene, la paura non porta un lavoratore a rendere di più, soprattutto se stiamo parlando di un rendimento prolungato nel tempo. Se si fa pressione, si minaccia o si sottolineano solo gli errori dei dipendenti, l’unico risultato sarà quello di avere lavoratori scontenti e con una scarsa percezione di auto-efficacia. Persone che possono fare lavori ripetitivi, ma che difficilmente si mostrano innovative o si identificano con l’azienda o l’impresa.

Queste persone perdono l’interesse per il loro lavoro a causa di un meccanismo di impotenza appresa (non sanno cosa fare per soddisfare il loro datore di lavoro) o finiscono per abbandonare il posto di lavoro per noia, demotivazione o rancore verso l’azienda.

Le troppe aspettative generano ansia e l’ansia intorpidisce la buona volontà e l’impegno di chiunque, oltre a poter scatenare un calo considerevole in termini di autostima.

Al contrario, i lavoratori felici e a loro agio producono il 12% in più.

Essere il capo non vuol dire essere il leader

Come abbiamo detto, il datore di lavoro rappresenta un’autorità per i lavoratori, determina la gerarchia dell’impresa e il suo compito è guidare e gestire il lavoro in modo che i dipendenti producano di più. D’altra parte, è necessario che l’azienda, il capo (cioè il capo del capo) e i lavoratori ne riconoscano l’autorità.

Un leader è una persona a capo di un gruppo sociale, politico o lavorativo, che ha degli atteggiamenti positivi in termini di profitto lavorativo. Il suo compio, più che dare ordini per dimostrare e proteggere la sua posizione è motivare gli impiegati e cooperare con loro in nome di un obiettivo comune.

Se state leggendo questo articolo e avete un’azienda con dei dipendenti, allora la cosa più conveniente per voi e i vostri affari è imparare ad adottare l’atteggiamento da leader e non da capo. Otterrete due cose: la vostra azienda crescerà e i vostri dipendenti si impegneranno al meglio e, cosa più importante, potrete mantenere dei rapporti sani con i vostri impiegati, dunque sul lavoro si respirerà un’atmosfera di benessere e sintonia.

Per cominciare, un leader si distingue dal capo perché non vuole sottolineare la sua autorità né vive la sua posizione come un privilegio che gli consente di dare ordini agli altri. Il leader organizza il gruppo e lo guida in modo democratico.

Il leader, inoltre, ascolta i lavoratori perché sa che tutti possono apportare qualcosa di nuovo o avere grandi idee. Non cerca di imporre il suo punto di vista, ma punta al dialogo con i dipendenti e cerca di convincerli con esempi ed argomentazioni.

Il capo intimorisce i suoi dipendenti: quando c’è, tutti gli obbediscono, ma quando se ne va, tutti lo criticano. Il leader, invece, è fonte di fiducia, suscita entusiasmo e speranza nei dipendenti.

Un buon leader non vuole segnalare gli errori, punirli o trovare dei colpevoli. Il capo, invece, agisce in questo modo: cerca l’errore, lo rimprovera, umilia il dipendente e addirittura lo minaccia di licenziarlo. Il leader preferisce premiare un lavoro fatto bene e, in caso di errore, spinge i dipendenti a trovare una soluzione.

 

 

 

 

Il leader è una persona che si interessa dei suoi dipendenti come persone, ha a cuore la loro vita, la loro felicità, il loro benessere. Non considera le persone come se fossero numeri né le mercifica, capisce che uno dei suoi compiti più importanti è essere disponibile ad ascoltare qualsiasi dubbio o problema.

Felicità uguale produttività

Nessuna azienda arriverà lontano se è guidata da un capo tiranno e non da un leader. I dipendenti intimoriti dal datore di lavoro finiscono per abbandonare il lavoro per cercarne uno che li faccia sentire più utili, più tranquilli e, in definitiva, più felici.

È stato dimostrato che se c’è felicità al lavoro, la voglia di lavorare, impegnarsi, superarsi e raggiungere nuovi obiettivi è maggiore.
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Viceversa, i cattivi rapporti sul lavoro, con il capo o con i colleghi, uno stipendio non adeguato rispetto alla propria posizione o alle responsabilità lavorative, i diritti che sembrano favori gentilmente concessi dall’azienda e le ingiustizie spesso portano allo stress e all’esaurimento.

Il lavoratore comincia a perdere autostima e nel dialogo con se stesso dice frasi del tipo: “non posso fare più nulla per essere valorizzato”, “forse non sono adatto a questo lavoro”, “ho paura di dirlo al capo”, ecc.

Questa perdita di fiducia in se stesso come impiegato e nei confronti del capo provoca uno scontento generale, un senso di colpa. In definitiva, la perdita di motivazione è tale che il lavoratore si limiterà a fare il minimo richiesto.

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Segnali che indicano che la muffa nera tossica si nasconde nella tua casa e come liberarsene una volta per tutte

Non è una cosa semplice, occuparsi di una casa. Ogni casa ha i suoi angoli oscuri pieni di roba sporca. Ed è una cosa piuttosto normale, perché è quasi impossibile pulire tutti questi posti.

Ma se parliamo della muffa nera, bisogna fare attenzione. Questo tipo di muffa è pericolosa per la salute.

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Se pensi che la tua casa abbia problemi di muffa, devi occupartene il prima possibile.

Ecco alcuni segnali comuni a cui prestare attenzione. Possono indicare che hai un problema di muffa in casa.

1. Finestre appannate.

 

 

Le finestre solitamente si appannano quando in casa fa molto più caldo che fuori. Ma se noti che sono appannate quando non dovrebbero esserlo, questo è segno che c’è dell’umidità che si sta raccogliendo in qualche zona della casa e che vi sta crescendo la muffa.

2. Macchie.

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È il sintomo più ovvio. La muffa nera si manifesta con macchie di sporco grigiastre o nerastre in posti diversi. I posti più tipici per scoprire queste macchie sono su stucco, sui davanzali, sull’intonaco delle piastrelle.

 

Puoi anche trovarle sotto carta da parati e tappeti.

3. Prese d’aria sporche. Se vedi una nuvola di polvere uscire dalle prese d’aria dopo che hai acceso il riscaldamento, può essere sintomo che all’interno c’è della muffa.

 

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Come rimuovere la muffa nera:

1. Consulta un esperto. Se noti delle macchie o trovi odore di muffa, consulta un professionista. Diversi tipi di muffa richiedono diversi tipi di trattamento e solo un professionista può dirti cosa ti serve.

2. Rimuovi tutta la muffa che trovi. Se vedi della muffa, rimuovila. Indossa guanti di gomma e una maschera, durante il procedimento. Strofina la zona interessata con una soluzione apposita per la pulizia delle muffe e cambia le spugne per liberartene in modo efficace.

3. Acquista filtri dell’aria. Acquista dei filtri dell’aria per combattere la muffa nelle prese d’aria. Terranno le spore lontane dai tuoi ambienti.

4. Sistema le perdite. La muffa nera ha bisogno di umidità per svilupparsi, quindi controlla la tua casa in cerca di eventuali perdite e sistemale il prima possibile.

5. Fai effettuare una pulizia professionale. Purtroppo la muffa nera richiede un tocco professionale. Se sai con certezza che c’è un problema di muffa nella tua casa, hai bisogno di un aiuto professionale.

La muffa nera è davvero una brutta cosa, ma se intervieni per tempo sarà una grossa differenza sia per il tuo denaro che per la tua casa.
Fonte:littlethings.com

Non buttare la polpa della banana attaccata alla buccia, ecco a cosa serve

La banana è un frutto tropicale molto stimato, non solo per il sua sapore dolce, ma soprattutto per le numerose sostanze in esse contenute indispensabili per lo svolgimento di molte funzioni organiche, tra le quali una elevata concentrazione di potassio.  Molti di voi non sapranno, però, che anche la buccia ha delle proprietà importantissime, basti pensare che in India viene utilizzata da secolo per purificare e proteggere le pelle. Ma questi sono solo una piccola parte dei suoi tanti benefici.

Ne possiede molti di più: scopriamoli insieme!

1. Sbianca i denti

Prendi la buccia di banana e strofina la parte interna direttamente sui denti. Ripeti la procedura ogni giorno per almeno 2 giorni. Otterrai ottimi risultati, poiché l’acido salicilico contenuto nella buccia di banana combatte il tartaro in maniera naturale. Contiene anche acido citrico, un potente sbiancante, e magnesio, potassio e manganese, che aiutano a rimineralizzare e fortificare la dentatura. 
Ti consiglio di procedere con questo trucco a periodi alterni, tipo un mese sì e un mese no.

 

© MJTH / Shutterstock.com - 162611567

 

 

2. Elimina le verruche

Applica la buccia di banana direttamente sulla verruca e fissala con una benda, poi lasciala agire per tutta la notte. Ripeti la procedura ogni giorno con una buccia diversa, finché la verruca non sarà scomparsa. 
Il merito di ciò è del potassio, che riesce ad accelerare la scomparsa delle verruche.

 

© Enki Photo / Shutterstock.com - 356785787

 

3. Previene ed elimina l’acne
Ottima per la protezione della pelle, la banana è ricca di antiossidanti, che la idratano e la nutrono. Per avere l’effetto desiderato, struscia la buccia di banana direttamente sulle aree colpite dall’acne e fai agire per 30 minuti.

4. Alleviare la psoriasi
Sempre grazie alle proprietà , la buccia di banana riesce ad alleviare i sintomi della psoriasi, come il prurito e l’arrossamento cutaneo, esplicando un’azione idratante e lenitiva.

5. Perdere peso
Così come la polpa di banana, anche la buccia contiene molto potassio, un minerale capace di accelerare il metabolismo, facendo bruciare più calorie. Merito di ciò è anche in parte degli antiossidanti, delle fibre e delle vitamine B ed A che contiene.
Quindi, invece di buttarla, gratta con un cucchiaio la polpa che rimane attaccata alla buccia e mangiala.

Sembra inoltre che la buccia di banana sia anche un buon analgesico e che quindi allevi il dolore delle ferite.Conoscevi tutte queste cose? Fammelo sapere nei commenti!
Spero che il mio articolo ti sia stato utile. Se è così, condividilo con i tuoi amici  fonte

Canta ‘The Prayer’ per 60 secondi – poi all’improvviso cambia voce e la sua versione diventa virale

‘The Prayer’ è una canzone meravigliosa capace di entrarti dentro, commuoverti e farti piangere. È stata lanciata nel 1999 da Celine Dion e Andrea Bocelli, due giganti della musica. Ha vinto anche il Golden Globe per la canzone più originale di quell’anno. È molto difficile da cantare, sia per un uomo che per una donna, ma Marcelito Pomoy, un ragazzo delle Filippine, ha deciso di provarci, interpretando da solo entrambe le voci.

Nel video lo vediamo registrare la sua versione di questa canzone bellissima. La sua performance è straordinaria, così come la sua storia. Marcelito e sua sorella sono stati adottati da un poliziotto che li ha cresciuti con tutto l’amore e il sostegno di cui avevano bisogno. Da piccolo Marcelito aveva molti interessi, ma un giorno, quando era già grande, ha scoperto il suo talento per il canto.

Incoraggiato dai suoi cari, Marcelito ha deciso di partecipare alla versione filippina di An Incredible Talent – e ha vinto il contest! L’intero paese ha potuto conoscere ed ammirare il suo talento – la sua carriera musicale è decollata e la vita di Marcelito ha preso una piega del tutto inaspettata. Ha persino avuto l’opportunità di conoscere la madre e il padre biologici, qualcosa che non avrebbe mai creduto possibile. Il suo dono è evidente, il modo in cui adatta la sua voce per interpretare Celine Dion è straordinario.

 

 

 

 

Dopo aver lanciato due album, Marcelito è diventato una vera star della musica. Guarda il video per scoprire la sua incredibile interpretazione di ‘The Prayer’. Che talento, che emozione… è magnifico!

Le manopole del forno sporche non ti creeranno più problemi dopo aver scoperto QUESTO!

Non tutte le manopole dei forni possono essere staccate per essere pulite. Ciò crea ulteriori difficoltà quando si tratta di pulire il forno. Ma noi vogliamo rivelarti un segreto che ti cambierà la vita!

Ti serve soltanto una cosa: liquore anisato d’ammonio. Lo puoi trovare in qualsiasi farmacia. Prendi dei cotton fioc, dei tamponcini di cotone, versaci un po’ della soluzione e lava via lo sporco dalle manopole del forno.

Invece di acquistare prodotti chimici costosi ed estremamente aggressivi, puoi comprare questa medicina per la tosse e liberarti per sempre dello sporco sulle manopole!

Allora, hai mai sentito parlare di questo metodo? Come pulisci solitamente le manopole del forno? Facci sapere le risposte a queste domande nella sezione commenti!

Per favore, condividi questo articolo coi tuoi amici e familiari!

Un corpo di ballo fuori dal comune sbalordisce I giudici di una gara di danza

I giudici delle finali del mondo di corpi di ballo latino-americano, svoltesi nel 2014 a Brema, in Germania, probabilmente pensavano di averle già viste tutte. Poi, il gruppo proveniente da Perm, in Russia, ha fatto la sua comparsa in pista — lasciando tutti letteralmente senza parole.

La squadra del Duet non si esibisce nella normale performance che viene richiesta ai concorrenti. Al contrario, propone un incredibile spettacolo in cui le musiche, tratte dallo show televisivo Glee, sono moltissime e diversissime. L’ esibizione include una vasta serie di stili di ballo (valzer, salsa, rumba, tango, etc.), e una varietà di canzoni, da Madonna a Vanilla Ice. Ogni passo è magistralmente coreografato e sincronizzato alla perfezione — ci saranno voluti mesi, se non anni, per arrivare ad ottenere tale livello di maestria! Non si può far altro che ammirare la bravura e la dedizione di questi ballerini…

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