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Usa l’anguria come medicinale: Ecco i notevoli benefici per la tua salute

L’anguria è il frutto estivo per eccellenza, ma accanto al delizioso gusto dolce che tutti conosciamo, contiene anche proprietà medicinali: riduzione della pressione sanguigna, il trattamento di edemi e funghi della pelle e tanto altro ancora. l’anguria contiene una notevole quantità di beta-carotene, vitamina B, vitamina C e minerali essenziali come calcio, fosforo, magnesio, potassio, iodio e manganese. Inoltre 100g contengono solo 29 calorie e questo è sicuramente un altro buon motivo per mangiare anguria!!

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Come usare l’anguria come medicinale?

Ci sono un sacco di motivi per mangiare l’anguria: i semi di anguria espandono i vasi sanguigni, l’anguria abbassa la pressione sanguigna e migliora la funzionalità renale. Per la pulizia dei reni, si consiglia di mangiare un’anguria velocemente per un giorno intero. Tagliate a cubetti l’anguria e mangiatene diversi pezzi ogni quindici minuti. Il digiuno è benefico per chi soffre di calcoli, infezioni renali e delle vie urinarie. L’anguria è anche utile per la stitichezza in quanto è un blando lassativo.

Pulizia dei reni: mangiate anguria a digiuno per un giorno. L’anguria è un diuretico naturale, consente di liberare il corpo dei liquidi in eccesso. Ci sono molti modi per godere dei benefici dell’anguria. La puoi tagliare a fette oppure puoi e estrarne il succo e consumarla ogni volta che si ha fame.

Infezione renale: un’infezione renale è un tipo di infezione del tratto urinario che si verifica quando i batteri entrano nei reni. Dopo un opportuno trattamento medicinale per curare l’infezione, una dieta sana può aiutarti a recuperare e a prevenire altre infezioni. Per questo si consiglia di bere molti liquidi tra cui anche frutta e verdura ad alto contenuto di acqua, come anguria, cetriolo e mela.

Calcoli renali: prepara il tè con i semi di anguria versando mezzo litro di acqua bollente su un cucchiaio di semi di anguria e lascia in infusione. Quando la bevanda sarà fredda filtrala e bevine 3 bicchieri al giorno.

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Pulizia del fegato: bevi 3 tazze di succo di anguria al giorno. Il succo dell’anguria aiuta il fegato ad elaborare l’ammoniaca, (l’ammoniaca è un prodotto della digestione delle proteine) è tossica per l’organismo e per poter essere espulsa viene convertita in urea, un componente dell’urina che viene escreto in modo sicuro dal corpo.

 

 

 

La pulizia del colon: un problema comune tra le persone con problemi al colon è la disidratazione. Incorporare più liquidi nella vostra routine quotidiana è fondamentale per avere un colon pulito e una più corretta digestione. Il colon lubrifica il cibo digerito e le fornisce la giusta idratazione per scomporre il cibo. Acqua, succhi di frutta e frutta e verdura ad alto contenuto di acqua, come l’anguria saranno di aiuto.

Stipsi: mangia una fetta di anguria per aiutare a ripristinare le funzionalità del colon e dell’intestino. Tutto sta nell’alto contenuto di acqua e fibre, in breve tempo il corpo eliminerà i rifuti. Un consumo eccessivo di anguria può causare diarrea.

Diuresi: Bevi 3 tazze di succi di anguria al giorno (l’anguria ha proprietà diuretiche).

Pressione alta e problemi arteriosi: un piccolo studio condotti in Florida pubblicato sull’American Journal of Hypertension, ha dimostrato che l’anguria è ricca di un amminoacido: la L-citrullina, che contribuisce a migliorare la circolazione, rilassare le arterie e abbassare la pressione sanguigna sistolica delle persone di ben nove punti.

Gotta: L’anguria è un frutto particolarmente alcalino con alto contenuto di acqua, tutti fattori importanti per sciogliere i cristalli urici taglienti che causano dolore nella gotta.

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Funghi della pelle: strofinare la buccia dell’anguria sulla pelle diverse volte al giorno! Sembra infatti che la buccia dell’anguria contenga proprietà  anti-fungine.

Brufoli: il trattamento per i brufoli è lo stesso di quello per i funghi:  strofina la buccia dell’anguria direttamente sulla parte da trattare e lascia agire per qualche minuto prima di risciaquare. La buccia dell’anguria rilascia sulla tua faccia sostanze nutritive e purificanti.

Diabete: secondo il sito Livestrong, se hai il diabete dovresti mangiare anguria come parte integrante di una dieta sana. L’anguria ha pochi carboidrati e zuccheri per porzione, è anche a basso contenuto di calorie e ricca di sostanze nutritive.  Basta seguire le indicazioni del proprio medico curante.

Bruciore di stomaco: il sito eHow consiglia di mangiare 4-6 pezzi di anguria lentamente e ripetere per tutto il giorno. La quantità e la frequenza  dipendono dall’entità del bruciore di stomaco.

Un bambino spinge la figlia dalla struttura per arrampicata. La reazione della madre sta raccogliendo gli applausi da tutta la Rete!

Karen Alpert si trovava in un parco giochi con il figlio. Si è distratta per aiutare uno degli amichetti del piccolo che piangeva e si è persa quello che è successo alla struttura per arrampicata. Il figlio stava cercando di salire, quando una sconosciuta gli si è avvicinata e ha iniziato a parlargli a voce alta. Karen ha risposto a questa donna con una lettera aperta pubblicata sul suo blog. E il messaggio è sorprendente:

 

Cara sconosciuta che hai ripreso mio figlio oggi al parco giochi,

Fammi fare chiarezza. Oggi tua figlia stava cercando di salire sulla struttura per arrampicata? Capito. E anche mio figlio stava provando a fare la stessa cosa? Semplice. Ma dal momento che la tua bambina è nuova al gioco, si è spaventata e fermata più volte nel mezzo, mio figlio non aveva altra scelta se non superarla e magari facendolo l’ha urtata e sarebbe potuta cadere e avrebbe iniziato a piangere? Ok…

Prima di continuare voglio dire che sì, lo so che sarei dovuta essere lì mentre tutto questo succedeva, ma purtroppo ero dall’altra parte del parco, con l’amico di mio figlio che stava piangendo. Quindi, bene, non ero lì, ma questo ti dà il diritto di educare mio figlio? Questo ti dà il diritto di parlare con quel tono a mio figlio e dirgli che deve scendere? Questo ti dà il diritto di comportarti come se fossi la persona che se ne occupa in quel momento, quando in realtà si tratta di MIO figlio? 

Sì, TE LO DÀ. 

Non ho avuto modo di farlo oggi, ma GRAZIE. Perché se mio figlio si comporta da prepotente e io non ci sono, per qualsiasi motivo, hai il pieno diritto di dirgli di scendere. Non ti sto dicendo che hai il diritto di toccarlo o di urlargli furiosamente (solo io posso farlo), ma per favore sentiti libera di fermarlo se non sa aspettare il suo turno. O se cammina al contrario sullo scivolo. O se lancia qualcosa. O è arrogante. O sta facendo qualsiasi cosa che non dovrebbe fare, infastidendo qualcuno.

 

 

 

 

Perché, anche se non sei sua madre, sei un adulto, quindi più intelligente di quanto non sia lui. E so che lì fuori c’è un esercito di persone che sarebbero indignate se qualcuno sgridasse i loro figli, ma non è il mio caso.

Ci vuole un villaggio per educare un bambino. E al giorno d’oggi il nostro villaggio è più grande ed esteso e non dormiamo sotto lo stesso cielo, non guidiamo carri o ci riuniamo la sera intorno al fuoco e non ci conosciamo neanche. Ma possiamo ancora scegliere se avere un villaggio o no. E io ho deciso di avere un villaggio.

Mi dispiace non essere stata lì a fare il mio dovere. Grazie per avermi aiutato.

Cordialmente,

la mamma di “quel” bambino

Non credo che la donna, chiunque fosse, si aspettasse di ricevere una lettera del genere. È stata condivisa già 300.000 volte. Facciamo circolare il messaggio nel nostro villaggio in costante crescita.

La madre ordina la pizza con un messaggio segreto – lo staff interviene subito quando capisce ciò che succede

Cheryl Treadway, madre di tre figli, ha vissuto un incubo, prigioniera nella sua stessa casa. Il compagno, Ethan Nickerson, aveva seri problemi di droga dopo che lui e Cheryl si erano lasciati nel 2015. Secondo il Daily Mail, Ethan aveva minacciato la donna e i tre bambini con un coltello.

Cheryl era terrorizzata e si era chiusa nella camera da letto insieme ai figli per molte ore, poi ha avuto un’idea. Ha convinto Ethan del fatto che i piccoli avessero fame e ha suggerito di ordinare una pizza a domicilio.

Daily Mail

Dopo una lunga discussione, Ethan le ha finalmente passato il telefono, dicendole che poteva ordinare la pizza con un’applicazione speciale.

Quando la donna ha finalmente ordinato una pizza, lui le ha ripreso il telefono e l’ha costretta a rimanere nella camera da letto.

Ma Ethan non sapeva che Cheryl era riuscita a chiedere aiuto.

Invece di riempire il campo “messaggio” con un commento sull’ordine, lo aveva utilizzato per chiedere aiuto:

 

 

 

 

-Per favore, aiutatemi. Chiamate il 112 per me.

Twitter / tiosamnews

Quando il pizzaiolo ha letto il messaggio, ha capito subito che quella donna era in pericolo e ha chiamato la polizia, mandandola all’indirizzo dell’ordine.

Quando la polizia è arrivata, all’inizio il compagno si è rifiutato di aprire, ma dopo circa mezzora, ha capito che la sua era una battaglia persa in partenza e si è arreso.

Ethan è stato arrestato immediatamente e la piccola famigliola si è  finalmente sentita al sicuro.

Grazie alla sua idea, Cheryl è riuscita a salvare sia se stessa che i suoi bambini da un destino terribile. Celebrate il suo istinto, condividendo questo articolo!

fonte

Fa un incidente con la sua auto e non riesce a muoversi – poi arriva un cane randagio in suo soccorso

Continuiamo spesso a dire che il cane è il miglior amico dell’uomo… molti di noi lo pensano perché sono fedeli compagni nella vita di tutti i giorni, ma Shannon Lorio ne è sicura per una ragione in più.

Tutta la storia inizia con un terribile incidente in solitaria. L’americana Shannon Lorio ha perso il controllo della sua auto e giaceva in essa, ferita e sanguinante. Sentiva un grande dolore e non poteva muoversi.

L’incidente è avvenuto su una strada deserta e non c’erano altre auto testimoni di quello che era successo. La macchina era accartocciata lontana dalla strada e ci sarebbe voluto molto tempo prima che qualcuno la trovasse.

Shannon era rimasta priva di sensi dopo l’incidente e non sapeva dire quanto tempo fosse rimasta seduta in macchina. Quando finalmente si svegliò, si rese conto che c’era qualcuno accanto a lei, perché sentiva il respiro sul suo volto. Quando ha aperto gli occhi, ha visto che si trattava di un grande cane!

“Non l’avevo mai visto prima e non so da dove fosse arrivato”, dice.

Heroes Among Us

Il cane ha iniziato a leccarle il viso e a tirarla per i vestiti. Shannon era incosciente e quando si è svegliata di nuovo, il cane l’aveva tirata a metà strada dalla macchina. Ha continuato a tirarla e si è rifiutato di rinunciare. Alla fine il cane l’ha trascinata fino al ciglio della strada e con il suo aiuto Shannoh è riuscita e rimettersi in piedi.

Gli ho messo le braccia intorno al collo e mi sono tirata su, era la prima volta che mi mettevo in piedi dopo l’incidente.”

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Dopo un po’ è arrivata finalmente una macchina che ha portato via Shannon e il cane, in modo che potesse finalmente essere aiutata.

Lei è stata ricoverata in ospedale dove ha subito un controllo completo, in cui hanno potuto vedere che aveva gravi ferite alla testa, ma per fortuna non aveva bisogno di sottoporsi ad un intervento chirurgico. Shannon è convinta che il cane le abbia salvato la vita.

Ma la storia non finisce qui. Il cane randagio che ha salvato Shannon, è stato adottato da un’addestratrice di cani. Ora si è allenato per diventare un cane da salvataggio – una cosa per cui è decisamente portato! Ama il suo nuovo allenamento e la sua trainer spera che un giorno possa essere di aiuto nel cercare persone in caso di catastrofi.

Questa storia è solo un’altra prova che i cani sono molto più saggi e più in gamba di quello che ci piace pensare! Condividete la storia, se siete d’accordo.

I genitori non lo volevano e la nonna se ne prende cura. Ecco come le ha detto grazie!

Una storia incredibile di recente pubblicata su Facebook!

“Da qualche tempo, qualcuno della nostra parrocchia mi porta una rosa da mettere all’occhiello del vestito elegante della domenica. Siccome indosso sempre un fiore la domenica, non ci presto ormai tanta attenzione. Lo considero, certo, un gesto carino, che apprezzo, ma che presto è diventato un’abitudine. Una domenica, però, questo gesto consueto è diventato speciale.

Dopo la messa, mentre mi sto incamminando verso casa, un giovanotto mi si avvicina. Mi inizia a camminare a fianco e mi dice, “Signore, cosa ne farà di quel fiore?”.

In un primo momento non capisco a cosa si stia riferendo, ma poi gli dico: “Ti riferisci a questo?”, indicando la rosa appuntata sul mio cappotto.

Lui mi dice, “Sì, signore. Potrei prenderla io nel caso a lei non serva più?”.  A questo punto inizio a sorridere e gli dico che può prendere il fiore, chiedendogli, quasi di sfuggita, cosa ne farà.

Il ragazzino, che probabilmente ha meno di 10 anni, mi guarda e mi dice, “Signore, la darò a mia nonna. Mia madre e mio padre hanno divorziato l’anno scorso. All’inizio vivevo con mia madre ma, quando si è risposata, ha preferito io andassi a vivere con mio padre. Ho vissuto con lui per qualche tempo, ma poi mi ha detto che non potevo più restare lì e mi ha lasciato da mia nonna. Lei è così gentile e piena di cure: cucina e mi riempie d’affetto; è così buona con me che mi piacerebbe regalarle quel bel fiore che indossa lei adesso così mi vorrà bene per sempre”.

Quando il ragazzino finisce, riesco appena a parlare. I miei occhi sono pieni di lacrime, mi ha colpito nel profondo. Prendo quindi il fiore dall’occhiello e, con il fiore ancora in mano, gli dico: “Figliolo, questa è la cosa più dolce che io abbia mai sentito, ma non puoi avere questo fiore, perché è troppo poco. Se guardi davanti all’altare, vedrai un enorme mazzo di fiori. Alcune famiglie della parrocchia ne acquistano uno ogni settimana per la chiesa. Per favore prendi quei fiori per tua nonna, perché lei si merita il meglio”.

E come se non mi avesse già commosso abbastanza, dice quest’ultima frase che mi rimarrà dentro per sempre: “Che giornata meravigliosa, ho chiesto in dono un fiore e ho ricevuto un intero mazzo!”.

Questo ragazzino è grato per qualcosa che molti di noi danno per scontato: l’amore e il senso di appartenenza. Tutte cose che, normalmente, ci arrivano dai genitori, ma non nel suo caso. Nonostante sia stato abbandonato, però, non pare aver perso la fiducia nel genere umano. La sua storia ci lascia con la domanda sul perché i suoi genitori siano stati così egoisti, ma ci conforta il pensiero di questa nonna piena d’amore per il nipotino: a unirli è senza dubbio un rapporto speciale. Condividi questa storia così toccante con i tuoi cari!

FONTE

Mette un un po’ di cotone con olio balsamico nell’orecchio, ecco un rimedio utilissimo!

Avete presente quegli ungenti balsamici  le cui gocce possono essere inalate o spalmate intorno al naso e al collo per far passare raffreddore e mal di gola? In commercio esistono molte marche di oli balsamici, come ad esempio Olio 31, che è una miscela di 31 piante dalle proprietà benefiche, o Vicks Vaporub facile da spalmare e con un effetto rinfrescante, tonificante e riattivante.

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Tutti utilizzano questi oli balsamici per curare naso chiuso e per trovare sollievo dal mal di gola, ma in realtà ci sono molti altri usi alternativi per utilizzarli.

Ad esempio, se spalmate un po’ di olio balsamico sulle tempie, riuscirete a mandar via il mal di testa. Dopo un minuto noterete subito la differenza, il sollievo sarà immediato.

Oppure se soffrite di dolori articolari o avete delle contratturemuscolari, potete massaggiare la parte interessata con l’olio balsamico. Oppure inumidite un panno con qualche goccia d’olio e lasciatelo agire sul muscolo per qualche minuto. I dolori si allevieranno e in pochi giorni spariranno.

Un unguento balsamico è utile anche per trovar sollievo dalle scottature del sole o per cicatrizzare ferite.

Potete utilizzarlo anche come repellente per le zanzare o per alleviare il prurito delle punture di insetti.

L’olio balsamico è anche un ottimo lubrificante: non solo potete applicarlo sulle labbra secche, ma è adatto anche per le fastidiose porte che cigolano!

Se invece soffrite di otite o avete l’orecchio infettato, basterà porre un batuffolo di cotone impregnato di olio balsamico dentro l’orecchio: basta porlo prima di andare a dormire e la mattina seguente vi sentirete subito meglio. Questo è un ottimo rimedio naturale per alleviare il fastidioso dolore alle orecchie. Inoltre, dopo una doccia si consiglia di asciugare bene l’orecchio e durante il riposo notturno di dormire con la testiera del letto lievemente sollevata. Invece, in caso di otite batterica o virale, ovviamente dovrete seguire una specifica terapia antibiotica.

Infine, un ultimo trucco utile per tutte le donne che portano tacchi alti: prima di andare a dormire massaggiate i vostri piedi con l’olio balsamico per trovare sollievo, per curare tutte le sbucciature e le zone danneggiate. Dopodiché andate a letto indossando calzini bianchi di cotone. La mattina seguente lavate i piedi con acqua calda e strofinateli con la pietra pomice

La bambina di 4 anni spiega “a che cosa serve una nonna” – la sua lettera è stata acclamata in tutto il mondo

Qualche anno fa, una bambina di 4 anni di nome Sandra Louise Doty se ne stava seduta in un negozio di fiori. Parlava con la nonna che lavorava nel negozio, e ad un certo punto l’argomento della loro conversazione si è fatto particolarmente interessante. Parlavano di cosa fossero le nonne, ha scritto Tickld.

La nonna ha iniziato ad annotare le parole di Sandra e quella è diventata la lettera più divertente di sempre. La nipote ha espresso l’amore che prova per la nonna alla perfezione. Leggete la lettera che riportiamo qui a seguire!

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“A cosa serve una nonna.

Una nonna è una vecchia zia che non ha figli, allora prende ad amare le bambine di altre donne. Un nonno è una nonna maschio. Cammina con i maschi e parla di pesca, trattori e cose simili. Le nonne non devono fare niente di speciale. Sono anziane, quindi bisogna fare attenzione quando si gioca con loro perché non possono correre.

 

 

 

 

In genere ci accompagnano al centro commerciale dove c’è il cavallo finto. Hanno una borsa piena di soldi. A volte ci portano a fare una passeggiata, ma camminano piano. A volte si fermano dal fioraio. Non bisogna chiedere alla nonna di andare più veloce.

Spesso sono un po’ tonde, ma non così tanto da non poter allacciare le scarpe ai bambini piccoli. Indossano gli occhiali e della strana biancheria. Possono togliersi i denti. Quando le abbracci, profumano di buono. Hanno un buon profumo anche quando hanno appena cucinato qualcosa.

Sanno rispondere a domande del tipo “perchè i cani odiano i gatti” e “perchè Dio non è sposato.” Non parlano con la voce da bambini come fanno gli adulti sconosciuti. Quando ci leggono le storie, non saltano le pagine e a loro non dispiace leggerci la stessa storia diverse volte.

Tutti dovrebbero avere una nonna, soprattutto se non hai la TV a casa perché la nonna è l’unico adulto che ha sempre tempo.”

Sandra ci fa capire che cosa apprezzano i bambini degli adulti: una persona gentile, allegra e che ha sempre tempo per loro. Noi siamo perfettamente d’accordo con lei!

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La solitudine ci protegge da ciò che non ci conviene

La solitudine scelta liberamente in un preciso momento della nostra vita non agisce solo come un balsamo, come un’efficace terapia per ritrovare la connessione con noi stessi. A volte, è anche un modo per frapporre una sana distanza fra noi e ciò che non ci fa bene, che disturba, altera o intorbidisce la nostra pace interiore.

Parliamo di quella che in psicologia viene spesso definita “solitudine funzionale”, un’espressione che descrive una sensazione che di certo sarà familiare a più d’uno dei nostri lettori: il bisogno di allontanarsi da un ambiente nocivo o soffocante, al fine di ritrovare noi stessi e di recuperare il nostro benessere psicologico.

In questo caso, dunque, non stiamo parlando di una solitudine imposta, di quell’isolamento che a volte viene causato da relazioni sociali inadeguate o di quella tristezza legata alla mancanza di rapporti significativi. In questo caso, c’è una componente terapeutica essenziale nella solitudine, che ha il potere di ricomporre dimensioni fondamentali come quella dell’autostima o dell’individuazione delle nostre priorità. È una solitudine che ci restituisce quello spazio personale, intimo e privato che ci era stato sottratto.

Come disse una volta Pearl S. Buck, scrittrice e Premio Nobel della Letteratura, dentro ognuno di noi sgorgano sorgenti di grande bellezza che di tanto in tanto hanno bisogno di rinnovarsi per continuare a sentirsi vive. Per quanto possa sembrare strano, si tratta di un compito che possiamo portare a termine soltanto durante quei periodi di solitudine scelta, vitale e compiacente.

Il sentimento di solitudine in compagnia: un pericoloso abisso

Alla maggior parte delle persone la solitudine fa paura. Di fatto, ci basta immaginarci mentre camminiamo in un centro commerciale deserto durante un sabato pomeriggio affinché il cervello ci invii all’istante un segnale d’allarme. Proviamo angoscia e timore. Questa reazione si deve ad un meccanismo basilare, un istinto che ci ricorda che non possiamo sopravvivere in solitudine. L’essere umano è un animale sociale per natura, ed è proprio così che la nostra specie è riuscita ad avanzare ed evolversi: vivendo in comunità.

La verità, però, è che ogni giorno molte persone si trovano a vivere situazioni molto peggiori di un centro commerciale senza clientela. Come rivelano diversi studi, quasi il 60% delle persone sposate si sente sola. E il 70% degli adolescenti, nonostante abbia numerosi amici, si sente solo ed incompreso. Questi dati ci obbligano a ricordare che la solitudine non riguarda soltanto il numero di persone che fanno parte della nostra vita, ma la qualità del rapporto affettivo che abbiamo stabilito con ognuna di loro.

D’altra parte, un altro errore in cui cadiamo spesso è quello di dare valore e portare avanti nel tempo inadeguate dinamiche relazionali, che generano in noi una chiara infelicità. Ci sentiamo soli, incompresi e soffocati nel nostro posto di lavoro, ma continuiamo a lavorare lì perché “di qualcosa si deve pur vivere”. Usciamo con amici di vecchia data anche se non ci sentiamo più in sintonia con loro, perché sono quelli “di sempre”… Come faremmo ad allontanarcene ora? Un errore ancora più grave è quello di portare avanti una relazione sentimentale nonostante si senta solo, perché ha ancora più paura del vuoto di non avere nessuno al suo fianco.

Tutti questi esempi danno forma a quella solitudine disfunzionale, in cui molto spesso creiamo da soli veri e propri meccanismi di difesa pur di non vedere la realtà, pur di raccontare a noi stessi che va tutto bene, che le persone che abbiamo accanto ci vogliono bene, ci amano e ci valorizzano. Siamo come una persona che sta affogando e, nonostante tutto, continua a tirare fuori la testa per chiedere più acqua.

L’infelicità non si cura con altra sofferenza. Nessuno merita di sentirsi solo quando è in compagnia.

La solitudine come un nuovo incontro

A volte passare un certo periodo di tempo in un ambiente opprimente, poco stimolante ed egoista porta la persona in questione a focalizzarsi sempre sull’esterno con l’obiettivo di soddisfare tutti i bisogni altrui, coltivando la speranza che prima o poi gli altri soddisfino le sue. Tuttavia, questo principio di reciprocità non sempre viene rispettato.

A quel punto, l’unica opzione possibile è diventare consapevoli della realtà in cui si vive e cercare una soluzione. La solitudine scelta, che comporti una distanza sana ed un periodo di tempo da dedicare solo a se stessi, è sempre positiva, necessaria e catartica. Non stiamo parlando tanto di intraprendere un isolamento temporaneo, perché, in realtà, non si tratta di fuggire. Il punto è molto più semplice: il segreto è riuscire a mettere da parte quello che per noi non è proficuo.

Dedicare del tempo a noi stessi è una ricetta che non delude mai. Significa recuperare l’intimità, riappropriarci dei nostri spazi, ricordare chi eravamo e pensare a chi vogliamo diventare a partire da ora. Può darsi che un percorso del genere duri per settimane o mesi. Ognuno ha i suoi ritmi e dei tempi che è necessario accettare e rispettare.

La solitudine scelta liberamente in un dato periodo della nostra vita non solo cura, non solo ricompone molti dei nostri pezzi rotti: è anche un modo per imparare a costruire adeguati filtri personali. Quei filtri attraverso cui domani lasceremo passare soltanto le cose e le persone che ci faranno stare bene, che siano affini alle nostre frequenze emotive, adatte ad essere ospitate negli angoli privilegiati del nostro cuore.  fonte Qui

I fallimenti hanno alimentato la mia esperienza

Il concetto di fallimento è fortemente stigmatizzato dalla società. Fin da bambini, gli sguardi che riceviamo quando falliamo o commettiamo un errore assomigliano molto a quelli che riceviamo quando ci comportiamo male. Di conseguenza, è facile cominciare a guardare se stessi con quello sguardo e, anziché rallegrarci di aver trovato una strada non valida e di poterla scartare, ci arrabbiamo con noi stessi, ci insultiamo e ci lasciamo sommergere dalla tristezza, come se fosse l’emozione giusta in quel momento…

L’unica cosa che otteniamo affrontando i fallimenti in questo modo è sprofondare ancora di più, impedendo a tale concezione negativa di farci imparare dai nostri errori.

Quando non cogliamo l’aspetto positivo che si cela dietro ad un fallimento, inoltre, tendiamo a darci per vinti, ad abbandonare qualsiasi progetto avessimo fra le mani e a darci degli inutili. Come possiamo approfittare degli insegnamenti di uno sbaglio se lo viviamo in questo modo, se cerchiamo di cancellarlo come fosse un errore di scrittura?

Le persone che non accettano i fallimenti e sono incapaci di trarre insegnamento dagli errori sono di norma individui che non sanno accettare se stessi. Tendono a ricercare la perfezione in ciascuna delle loro azioni e, dopo aver capito di non poter raggiungere la perfezione né realizzare ogni loro aspettativa, possono arrivare a mandare all’aria tutto e a cadere nello sconforto più totale.

Questo atteggiamento così poco produttivo porta persone dalle grandi potenzialità e dalle buone attitudini a smettere di provarci soltanto per paura di fallire di nuovo. Un atteggiamento che le rinchiude in un’urna di cristallo, la loro zona di comfort.

Il fallimento è sinonimo di crescita

Le persone che non falliscono mai sono quelle che non ci provano nemmeno, preferendo restare in una zona in cui i rischi sono minimi. Queste persone, in realtà, vorrebbero una vita più emozionante, ricca di sfide e traguardi da raggiungere. Ciò che importa, in fondo, non è realizzare i sogni o raggiungere il successo.

Quello che importa davvero è il percorso, la voglia di alzarsi tutte le mattina per cercare di realizzare i propri obiettivi.

Quando smettiamo di provarci per paura di fallire, stiamo già facendo un passo verso il fallimento. Il dolore è meno intenso dell’ansia che può supporre la scelta di cominciare un progetto al limite delle nostre capacità. Eppure, una volta superata quella fase, la vita apparirà molto più colorata.

Anziché essere visto come una porta che si chiude sui nostri sogni, il fallimento deve essere interpretato come il segnale che indica che stiamo crescendo. Un indicatore del fatto che stiamo esplorando nuovi cammini e che, per questo, matureremo, noi e le nostre capacità.

Non abbiamo il potere di decidere se falliremo o meno e, se davvero vogliamo qualcosa, dovremo accettare di poter andare incontro a vari sbagli. Ciò che possiamo controllare davvero è la nostra capacità di continuare a prescindere da quello che accade, ed è in questo che dobbiamo investire le nostre energie.

Come gestire i fallimenti

Il fallimento non è la fine, ma soltanto un passaggio intermedio, il movimento inevitabile verso il successo o il trionfo in qualsiasi ambito della vita. I vantaggi del fallimento sono, quindi, maggiori degli svantaggi, e per capirlo basta essere consapevoli del fatto che un fallimento non ci definisce. Esso non è altro che il bisogno espresso di agire in maniera diversa.

Per imparare a gestire meglio i fallimenti, il primo passo riguarda un compito complicato, ma fondamentale: accettare quello che non possiamo cambiare. Smetterla di lamentarci all’infinito per le carte che ci sono capitate perché nessuno tornerà a mescolare il mazzo, e continuare a giocare senza badare al risultato. Le nostre carte non saranno sempre le stesse e noi non siamo definiti dai nostri pensieri o dai nostri atteggiamenti. Noi siamo molto di più, siamo esseri complessi e cangianti, che imparano e ai quali non mancheranno opportunità per migliorare.

Siamo esseri coraggiosi a prescindere dai nostri errori, i quali non hanno la possibilità di aggiungere o togliere valore alla nostra persona.

Il passo successivo consiste nel rivedere le nostre aspettative. Dobbiamo avere ben chiara in mente la differenza tra l’io reale e l’io ideale. Il primo è la persona che siamo, né più né meno. È formato dalle nostre caratteristiche personali, le nostre abilità, le nostre virtù, i nostri difetti e i nostri limiti. Chi si conosce bene, sa fino a dove può o non può arrivare.

L’io ideale è la persona che crediamo di essere, ma che in realtà non siamo. Aspettative troppo alte su se stessi portano a dare più valore all’io ideale che a quello reale, e ci porteranno a soffrire ancora di più una volta scoperto che la realtà è ben altra.

Per questo motivo, bisogna sempre avere chiaro in mente chi siamo, tenendo conto che non siamo meglio né peggio di nessun altro essere.

In ultimo, occorre imparare a tollerare le frustrazioni della vita. I progetti non vanno sempre come uno vorrebbe, ma questo non implica necessariamente una sconfitta. Accettiamo ciò che non ci piace, errori inclusi; impariamo da essi, perché  ci daranno la forza e l’entusiasmo necessari per andare avanti. fonte Qui

Impara come piantare i semi di limone per far nascere un albero tutto tuo

Sapete da dove proviene quel bellissimo albero di limoni che avete in giardino? Da un piccolo seme, che germogliando è poi diventato un albero. Se amate la pianta, così come il suo frutto, e vorreste piantarne un’altra nel vostro giardino imparate a far germogliare una pianta di limone a partire da un seme. Iniziate prendendo un limone, se non ne avete vanno bene anche quelli del supermercato, preferibilmente organici.

NB. Tenete presente che le piante dei limoni sono di solito innestate, ciò vuol dire che dal seme nascerà una pianta di limone selvatico, che dovrete usare come base su cui innestare la specie fruttifera se vorrete ottenere dei frutti abbondanti e grandi.

Aiutatevi con un coltello per tagliare il limone e per estrarre i semi. Sciacquateli sotto acqua corrente per eliminare la polpa che li avvolge.

Dividete ogni seme a metà, aiutandovi con l’unghia. Interratelo in un piccolo recipiente, bagnate la terra e ricopritelo poi con uno scottex per mantenerlo umido.

Ecco i semi germogliati. Quando le piantine saranno più resistenti, potrete procedere al travaso in terra!

Ecco il video in cui è spiegato più dettagliatamente tutto il processo.

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