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Smettete di dare la colpa agli ostacoli e riuscirete a camminare

 Quando smetterai di dare la colpa al masso che ostacola il tuo percorso, imparerai a camminare.Sono le parole di una poetessa spagnola, Sara Bueno.

Vi sentite identificati? Può darsi che vi sia successo qualcosa a cui non riuscite a fare a meno di pensare e che non sappiate come uscire da quel circolo vizioso in cui vi ritrovate. Come se tutte le vostre forze fossero concentrate su quell’enorme masso.

Quando qualcosa nella nostra vita non va come vorremmo, la spaventosa ombra della colpa può fare la sua comparsa in due modi diversi. Da un lato, l’autocolpevolizzazione: facciamo ricadere su noi stessi il peso delle conseguenze di quell’ostacolo. Dall’altro, lo spostamento della responsabilità verso l’esterno: verso altre persone o verso il problema stesso.

Oggi parleremo di questo ultimo caso, anche se è bene ricordare che nessuna delle manifestazioni della colpa ci permette di continuare a camminare e, quindi, di avanzare nel nostro percorso.

Cercare dei colpevoli non vi aiuterà

La vita non è mai benevola come vorremmo che fosse: succederanno sempre cose che ci sembreranno ingiuste, che crediamo di non meritare e che non ci aspettavamo. Per questo motivo, è naturale che il senso di colpa faccia la sua comparsa in modo frequente.

 

Di fatto, quando un masso fa la sua comparsa lungo il nostro percorso, tendiamo a maledire quella pietra enorme che ci impedisce di andare avanti oppure la persona che l’ha messa lì in mezzo. La scelta di incolpare qualcuno è più semplice di quella di guardare oltre il masso, alla ricerca di una soluzione.

Perdiamo il tempo sentendo che siamo in balia di quel masso, invece di cercare il modo di spostarlo dal nostro cammino. È questo che vogliamo dirvi: cercare colpevoli non vi aiuterà. Non cancellerà il danno che ormai si è verificato, ma, al contrario, stringerà ancora di più la benda che vi impedisce di vedere.

 

 

 

Concentratevi sul problema e analizzate la situazione a fondo

Anche se credete davvero che ci sia un colpevole, identificarlo non vi indicherà quale sentiero dovete percorrere per non rimanere bloccati in quel punto. Per imparare da quell’esperienza e trovare una via d’uscita non dovete concentrarvi sul masso, ma su come è arrivato fin lì.

Cercate di focalizzarvi su cosa vi sta succedendo, siate coraggiosi e analizzate a fondo quella ferita: solo in questo modo riuscirete a scoprire come lasciarvela alle spalle. Voi siete più forti di quel masso e la vostra vita ha la potenzialità di essere molto più intensa di qualsiasi ostacolo che cerchi di limitarla.

C’è qualcosa dietro che in questo momento non riuscite a vedere, perché intorno a voi ci sono troppi mostri che vi perseguitano e vi spingono a tornare indietro. Dietro al gesto di colpevolizzare, c’è una verità che non avete il coraggio di riconoscere. Ma, se volete andare avanti, non avete altre opzioni.

 

Se state respirando, siete ancora in tempo

Lasciate che vi piova addosso, aprite gli occhi, sciogliete ogni laccio emotivo: se state respirando, siete ancora in tempo. È solo un masso in più nel cammino della vita, un’esperienza in più, una nuova possibilità di apprendimento.

Il percorso implica per forza delle cadute: alcune hanno un nome proprio e altre non ce l’hanno. A volte cadiamo perché dovevamo imparare qualcosa, e forse era l’unico modo per impararlo. Anzi, non tutte le facce degli ostacoli sono negative! Spesso c’è una faccia nascosta, che li trasforma in ottimi maestri.

L’importante è capire che cosa ci vuole dire quel masso e, soprattutto, evitare di caricarcelo sulla schiena per anni e anni. È uno spreco di forze del tutto inutile. Opporgli resistenza non farà altro che aumentare il vostro malessere, e non è questo che volete.

I nostri piedi hanno percorso molte strade e la suola delle nostre scarpe porta i segni dei chilometri che abbiamo percorso, ma nel cuore non c’è spazio per tutto questo. Abbiamo bisogno di un filtro che lasci passare ciò che ci apporta qualcosa e che tenga lontano quello che occupa spazio, spreca energia e ci fa solo del male.(fonte)

Vedi anche:SPALANO LA NEVE IN MODO BIZZARRO PER DIVERTIRSI A GUARDARE I PASSANTI

Pane Integrale Fatto In Casa: Una Ricetta Ricca Di Sapore E Di Semplicità

Alcuni sostengono che non ci sia migliore modo per esprimere il proprio affetto verso una persona che cucinarle qualcosa di buono: e con questo non intendiamo elaborati piatti dalla riuscita incerta, ma contraddistinti dalla semplicità. Quale alimento migliore di un pane fatto in casa? Vi proponiamo questa versione integrale, arricchita dai semi di sesamo e di papavero. Vediamo come si prepara!

Ingredienti: 800 gr di farina integrale, 20 gr di lievito secco, 500 ml di acqua tiepida, 1 cucchiaino di sale, 50 g di avena, 1 cucchiaino di miele, 1 cucchiaio di olio d’oliva, semi di girasole, di sesamo e di girasole per decorazione.

1. Sciogliete il lievito in 250 ml di acqua tiepida e lasciate riposare per 5 minuti.

2. In una ciotola unite la farina integrale, al sale e all’avena.

3. Fate uno buco al centro e aggiungete l’olio, l’acqua con il lievito, il miele e il resto dell’acqua.

4. Lasciate risposare l’impasto in un luogo riparato per un’ora.

5. Lavorate la pasta poi mettetela in uno stampo oleato. Versate un filo di olio d’oliva in superficie e decorate a piacimento con i semi. Lasciate riposare il pane altri 40 minuti.

Cuocete il pane a 180°C per 40 o 50 minuti.

Buon appetito! Il vostro pane integrale fatto in casa aspetta di essere gustato!

Avete la Lunetta Sulle Unghie? Non Tutti le Hanno. Ecco Cosa Significa

Abbiamo mai fatto caso al quella conformazione di “mezza-luna” biancastra presente sulle nostre unghie? Ebbene si tratta della Lunula in gergo lunetta, presente alla base dell’unghia.

Il colore biancastro che notiamo è il 5° strato basale dell’epidermide che non fa trasparire i vasi sanguigni sottostanti (più rosati).

Si tratta di una zona dell’unghia molto sensibile, spesso soggetta a danni.

Se la lunetta viene danneggiata, è molto probabile che anche l’intera unghia ne risulterà compromessa.

La lunetta non è visibile in tutti, soprattutto se lo strato di pelle che circonda le unghie è ispessito, inoltre spesso se presente, è più visibile sul pollice.

Come da sempre affermano gli esperti le unghie possono dire molto sul nostro stato di salute, lo stesso vale per la “Lunetta”.

Secondo la medicina cinese ad esempio, la mancanza della Lunula è segno di diabete o anemia, oppure può indicare indigestione, un accumulo di tossine e metabolismo rallentato.

Oppure se è di colore rosso può indicare problemi cardiovascolari; se di colore bluastro può indicare una cattiva circolazione sanguigna, malattie cardiache, sindrome di Raynaud, spasmi nelle arterie di mani, piedi dovuti al freddo, o reumatismi o malattie autoimmuni.

Se è presente soltanto sul pollice, può indicare una insufficienza renale.

Sempre secondo gli esperti gli individui sani hanno 7-8 lunule visibili sulle loro unghie.

In sostanza osservare il manifestarsi nelle nostre Lunule, ci consente di conoscere il nostro stato di salute!

E tu quante lunette riesci a contarti sulle dita?(fonte)

Vedi anche:Avvicina La Candela Alla Ciocca Di Capelli. Una Tortura? No, Una Tecnica Usata Dai Parrucchieri

10 motivi per cui i dispositivi portatili dovrebbero essere vietati ai bambini al di sotto dei 12 anni

 L’American Academy of Pediatrics e la Canadian Society of Pediatrics affermano che i bambini da 0 a 2 anni non dovrebbero essere esposti alla tecnologia, dai 3 ai 5 l’esposizione dovrebbe essere di un’ora al giorno, mentre dai 6 ai 18 non più di due ore al giorno. I bambini e i giovani fanno uso della tecnologia 4-5 volte in più dell’ammontare di ore raccomandato, con conseguenze serie e spesso pericolose per la vita (Kaisee Foundation 2010, Active Healthy Kids Canada 2012).

Gli apparecchi portatili (cellulari, tablet, giochi elettronici) hanno aumentato sensibilmente l’accessibilità e l’utilizzo della tecnologia, soprattutto da parte di bambini ancora molto piccoli (Common Sense Media, 2013). Da terapeuta pediatrica, faccio appello ai genitori, agli insegnanti e ai governi affinché proibiscano l’uso di dispositivi elettronici ai bambini sotto i 12 anni. Di seguito sono elencati 10 motivi, sostenuti dalla ricerca, che giustificano questa messa al bando.

1. Rapida crescita del cervello.
Tra 0 e 2 anni, il cervello dei bambini triplica le sue dimensioni, e continua a svilupparsi rapidamente fini ai 21 anni di età dell’individuo (Christakis 2011). Lo sviluppo precoce del cervello è determinato da stimoli esterni, o mancanza degli stessi. È stato dimostrato che la stimolazione su un cervello in sviluppo, generata dalla sovraesposizione alla tecnologia ( cellulari, internet, iPad, TV), può essere associata a deficit delle funzioni esecutive e dell’attenzione, a ritardi cognitivi, apprendimento compromesso, aumento dell’impulsività e diminuzione della capacità di autoregolarsi, che può tradursi in scatti d’ira (Small 2008, Pagini 2010).

2. Ritardi nello sviluppo.
L’uso della tecnologia limita il movimento, e questo può causare ritardi nello sviluppo. Attualmente, un bambino su tre inizia la scuola con ritardi relativi allo sviluppo che influenzano negativamente l’alfabetizzazione e i risultati scolastici (HELP EDI Maps 2013). Il movimento migliora l’attenzione e la capacità di apprendimento (Ratey 2008). L’uso della tecnologia, sotto i 12 anni, è dannoso per lo sviluppo e l’apprendimento del bambino (Rowan 2010).

3. Obesità sempre più diffusa.
L’esposizione alla TV e ai videogiochi è associata all’aumento dell’obesità (Tremblay 2005). I bambini che hanno dispositivi elettronici in camera da letto riportano il 30% in più di casi di obesità (Feng 2011). Un bambino canadese su quattro, e uno su tre negli Stati Uniti, è obeso (Tremblay 2011). Il 30% dei bambini obesi svilupperà il diabete, inoltre le persone obese sono più esposte al rischio di ictus e infarto, che riducono gravemente l’aspettativa di vita (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie 2010). Soprattutto a causa dell’obesità, i bambini del 21° secolo potrebbero rappresentare la prima generazione in cui saranno in molti a non vivere più a lungo dei genitori (Professor Andrew Prentice, BBC News 2002).

4. Privazione di sonno.
Il 60% dei genitori non controlla l’uso della tecnologia dei proprio figli, e il 75% dei bambini hanno apparecchi tecnologici in camera (Kaiser Foundation 2010). Il 75% dei bambini di 9 e 10 anni non dorme abbastanza, tanto che il rendimento scolastico ne risente in maniera drammatica (Boston College 2012)

5. Malattie mentali.
L’uso eccessivo della tecnologia è uno dei fattori causali dell’aumento di depressione infantile, ansia, disturbi dell’attaccamento, deficit di attenzione, autismo, disturbo bipolare, psicosi e comportamento problematico (Bristol University 2010, Mentzoni 2011, Shin 2011, Liberatore 2011, Robinson 2008). In Canada un bambino su sei è affetto da una malattia mentale diagnosticata, e in molti sono sottoposti a pericolosi trattamenti psicotropi. (Waddel 2007)

 

 

 

6. Aggressività.
I contenuti violenti dei media possono generare aggressività nel bambino (Anderson, 2007). I bambini più piccoli sono sempre più esposti a episodi di violenza sessuale e fisica dai media attuali. “Grand Theft Auto V” contiene esplicite scene di sesso, omicidi, violenze, torture e mutilazioni, così come molti film e programmi TV. Gli Stati Uniti hanno definito la violenza nei media un rischio per la salute pubblica a causa del suo impatto sull’aggressività infantile (Huesmann 2007).

7. Demenza digitale.
I contenuti sempre più veloci dei media possono contribuire allo sviluppo del deficit di attenzione, e alla diminuzione della concentrazione e della memoria, poiché il cervello elimina le tracce neuronali dalla corteccia frontale (Christakis 2004, Small 2008). I bambini che non riescono a prestare attenzione, non imparano.

8. Dipendenze.
I genitori sempre più incollati alla tecnologia, si allontantano dai propri figli. Quando manca l’attaccamento genitoriale, i bambini possono aggrapparsi ai dispositivi elettronici e questo puà causare dipendenza (Rowan 2010). Un ragazzo su 11, tra gli 8 e i 18 anni, è dipendente dalla tecnologia (Gentile 2009).

9. Emissione di radiazioni.
A maggio 2011, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha classificato i cellulari ( e altri dispositivi wireless) come un rischio di categoria 2B (potenzialmente cancerogeno) a causa dell’emissione di radiazioni (WHO 2011). Nell’ottobre del 2011 James McNamee ha lanciato un allarme: “I bambini sono più sensibili a un’intera gamma di fattori rispetto agli adulti perché il loro cervello e sistema immunitario sono ancora in fase di sviluppo, quindi non si può affermare con certezza che il rischio sia identico per adulti e bambini” (Globe e Mail 2011). Nel dicembre del 2013, il Dottor Anthony Miller dall’Università di Toronto ha suggerito che, in base alle nuove ricerche, l’esposizione alle radiofrequenze dovrebbe essere riclassificata come 2A (a rischio cancerogeno) e non 2B (possibile cancerogeno). L’American Academy of Pediatrics ha sollecitato la revisione delle emissioni di radiazioni elettromagnetica EMF dei dispositivi elettronici, menzionando tre motivi riguardanti il loro impatto sui bambini (AAP 2013)

10. Insostenibilità.
Il modo in cui i bambini sono cresciuti ed istruiti alla tecnologia non sono più sostenibili (Rowan 2010). I bambini sono il nostro futuro, ma non c’è futuro per i giovanissimi che abusano della tecnolgia. Un approccio di “squadra” è urgente e necessario per ridurre l’uso della tecnologia da parte dei bambini. Consultate la presentazione su www.zonein.ca. nella sezione “video” per condividerla con altre persone allarmate dall’abuso della tecnologia nei bambini.

Le seguenti linee guida per l’uso della tecnologia da parte di bambini e ragazzi sono state sviluppate da Cris Rowan, ergoterapeuta pediatrics e autrice di Virtual Child; dal dottor Andrew Doan, neuroscienziato e autore di Hooked on Games, dal dott.ssa Hilarie Cash, direttrice di reStart, programma di recupero per la dipendenza da internet e autrice di Video Games & Your Kids, con il contributo dell’American Academy of Pediatrics e dalla Canadian Pediatric Society, nel tentativo di assicurare un futuro sostenibile a tutti i bambini.

Fonte:huffingtonpost

Le proteine vegetali allungano la vita. I 6 alimenti che ne contengono di più

Una dieta ricca di proteine vegetali riduce il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari o di altra causa. Esiti non associabili, invece, a una alimentazione che predilige cibi e proteine di origine animale. Sono questi i risultati di un ampio studio americano condotto dall’Harvard Medical School di Boston e pubblicato sulle pagine di Jama Internal Medicine.

LO STUDIO –
Due vaste ricerche statunitensi – il Nurses’ Health Study (NHS) e l’Health Professionals Follow-up Study (Hpfs) – comprendenti quasi 132mila persone, per il 65% donne e di età media 49 anni, hanno costituito la base di un nuovo studio, sempre americano, che nell’arco di 32 anni ha monitorato con dei questionari periodici mirati le abitudini alimentari e alcuni fattori di rischio – alcol, fumo, sedentarietà e peso – di tutti i partecipanti. Con un solo obiettivo: arrivare a comprendere come e in quale misura una dieta a base di proteine animali o di proteine vegetali, calorie e stile di vita possono influenzare la mortalità per varie cause. Il lungo periodo di osservazione lascerebbe pochi dubbi: ogni incremento del dieci per cento di proteine animali sulle calorie totali si associa a un rischio di mortalità per tutte le cause maggiorato del 2% e superiore dell’8% per malattie cardiovascolari. Ben diversi invece gli esiti raggiungibili con alimenti proteici vegetali: «Fra i partecipanti che consumavano una dieta a base di proteine vegetali – ha fatto sapere Mingyang Song dell’Harvard Medical School e del Massachussets General Hospital – abbiamo registrato una riduzione del 10% sulla mortalità per tutte le cause e del 12% sul rischio cardiovascolare. Con un vantaggio sensibilmente più evidente fra i fumatori, i bevitori di almeno 14 grammi di alcol al giorno, i sovrappeso o obesi, i fisicamente inattivi e coloro che avevano età inferiore ai 65 anni o superiore agli 80 anni».

LE CONCLUSIONI DELLO STUDIO – Sarebbe dunque positiva l’efficacia di una dieta proteica vegetale sia sulla salute (vedasi le evidenze riguardanti il tumore del colon) sia sulla longevità dei suoi consumatori. Con benefici evidenti già sostituendo il tre per cento di calorie di derivazione proteica animale, con quelle vegetali: «In particolare sostituendo le carni rosse lavorate si avrebbe una riduzione del 34 per cento del rischio di mortalità, del 12 per cento rinunciando all’apporto da carni rosse non lavorate e del 19 per cento sostituendo le uova». La spiegazione di questi vantaggi (o di svantaggi se si parla di cibi proteici di derivazione animale) sulla mortalità, secondo gli autori della ricerca, dipende dunque dalla fonte di provenienza delle proteine la quale influenza anche le altre componenti della dieta e la salute stessa. «Le raccomandazioni della sanità pubblica – aggiunge Song – dovrebbero quindi concentrarsi sul miglioramento delle fonti di proteine».

 

 

 

Gli alimenti più ricchi di proteine

Ceci
In cento grammi di ceci secchi, ce ne sono 20,9 di proteine. Il contenuto scende a sette grammi nel prodotto cotto
Lupini
In cento grammi di lupini cotti, ce ne sono 16,7 di proteine
Piselli
Nel legume cotto, per cento grammi di prodotto, ce ne sono 9,1 di proteine. Il contenuto è quasi dimezzato (5,1) nel prodotto in scatola, scolato, e pari a un terzo nel prodotto surgelato
Fagioli
Nel prodotto crudo, ci sono 23,6 grammi di proteine (per cento di prodotto). Il contenuto scende a otto grammi nel prodotto cotto. Non ci sono particolari differenze tra i diversi tipi di fagioli
Fave
A seconda che siano cotte o crude, il contenuto di proteine in cento grammi di prodotto varia tra 5,2 e 6,1 grammi
Lenticchie
In cento grammi di lenticchie secche, ce ne sono 22,7 di proteine. Il contenuto scende a sette grammi nel prodotto cotto
QUALI SONO I CIBI FONTE DI PROTEINE VEGETALI? – Il maggiore apporto deriva dai legumi, come fagioli di tutte le qualità (borlotti, cannellini, bianchi di Spagna, neri messicani, rossi) lenticchie grandi e piccole, ma anche ceci, piselli, lupini e fave cui si aggiungono tutti i prodotti a base di soia – dal latte e yogurt di soia, al tofu, alla tempeh (un alimento fermentato ricavato dai semi di soia gialla), fino alle proteine vegetali ristrutturate – o anche cibi contenenti seitan, una sostanza derivata dal frumento di grano utilizzata soprattutto per la preparazione di burger e polpette vegetali, affettati vegetali e ogni altro alimento per fare ricca la tavola.

 

Fonte:huffingtonpost

Le zampe si gelano e l’uccellino rimane attaccato al tubo: poi il bellissimo gesto dell’uomo…

L’uccellino non riusciva più a spiccare il volo perché le sue zampette erano letteralmente rimaste congelate a quel tubo a causa del freddo. L’uomo ha riscaldato le zampe del volatile e poi, col suo fiato, lo ha liberato da quella spiacevole situazione. “Un modo piacevole di iniziare l’anno nuovo”, ha scritto Wilson sotto il video su Youtube.

Raggiungete ciò che meritate e arriverà ciò di cui avete bisogno

Raggiungete ciò che meritate e arriverà ciò di cui avete bisogno. Avevate mai pensato a questa semplice frase? Non c’è niente di magico in tutto questo, in realtà è una semplice auto-scoperta, capace di guidarci in ognuno dei nostri passi, per raggiungere i nostri obbiettivi, quelli di cui abbiamo davvero bisogno.

Pensate alla vostra quotidianità, piena di pressioni, di obblighi e obbiettivi da portare a termine. Vi siete talmente radicati in queste realtà che vi siete dimenticati di una cosa fondamentale: voi stessi. Quello che meritate, quello di cui avete bisogno.   

Nel momento in cui vi rendete conto che meritate rispetto, dovete alzare la voce e prendetevi ciò che vi spetta: la riconoscenza. Nel momento in cui scoprite che meritate di essere felici, mettete in marcia il motore del cambiamento poco a poco, fino ad arrivare all’equilibrio, alla pienezza.

Ebbene, sappiamo che tutti questi principi sono molto difficili da raggiungere. Ogni giorno siamo molto impegnati, abbiamo dei doveri nei confronti di cose e persone. Sapete di meritare più riconoscenza da parte del vostro partner, della vostra famiglia, ma come fare se loro non vi vengono incontro?

In realtà il cambiamento deve sempre partire da noi stessi. Le persone non cambiano. Per cui, siete voi a dover raggiungere quello che meritate, sempre all’interno delle vostre possibilità, perché qualsiasi movimento, o cambiamento di atteggiamento, per piccolo che sia, può portare a grandi risultati.  

Il destino non si aspetta: si costruisce

albero e sabbia

Voi siete gli artefici della vostra vita. Mentre avanzate e lo create, il vostro cammino vi metterà davanti alcuni ostacoli da superare, e dai quali imparare qualcosa. Se non avete chiaro ciò che meritate, è probabile che vi perderete.

Se c’è qualcosa che vi meritate, è di essere felici, quindi non fermatevi ad aspettare di scoprire cosa farà il destino con voi, ma svegliatevi e costruitelo con le vostre azioni e i vostri pensieri.

Molte persone non hanno ben chiaro quello che meritano davvero. Lasciano passare il tempo, e la vita va tessendo i loro successi, e anche le loro tragedie. Se non avete ben chiaro che meritate dignità, libertà e diritto alla crescita personale, è probabile che altre persone violino questi vostri principi, senza chiedervi il permesso.

Non permettetelo. Se c’è una necessità che dovete coltivare giorno dopo giorno, è avere ben chiaro tutto ciò che meritate. E non errate, perché permettersi ciò di cui si ha bisogno e che si merita non significa essere egoisti. Vuol dire pensare anche a voi stessi, rispettarsi, prendersi cura della propria autostima.

Meritate di essere voi stessi ogni giorno della vostra vita: ascoltate la vostra voce interiore

Quand’è stata l’ultima volta che avete parlato a voi stessi? La verità è che è difficile ammetterlo, ma sono veramente poche le volte in cui arriviamo a fare un autentico dialogo interiore.

  • La mente è solitamente piena di “rumori”. I pensieri limitanti, le preoccupazioni, il ricordare gli errori ogni giorno, le parole dette o non dette, lasciano poco spazio alla nostra voce interiore.
  • Dedicate una o due ore a voi stessi. Dev’essere il vostro spazio personale, privato, Rilassatevi e iniziate a domandarvi come vi sentite. Poi, ponetevi un’altra domanda: di cosa avete bisogno?  
  • Per ultimo, affrontate un’altra questione: pensate di essere voi stessi ogni giorno della vostra vita? A volte, anteponiamo le necessità degli altri alle nostre, e poco a poco, rimaniamo in secondo piano, diventiamo “un’ombra di noi stessi”. Attenzione.

ragazza legge sul prato

Per raggiungere ciò di cui avete bisogno, dovete prima permettervi ciò che vi meritate

È semplice. Per sopperire a una necessità, bisogna prima essere capaci di aprire una porta. Nessuno placa la sua sete se non trova una fonte, né esce allo scoperto per guardare l’arrivo della pioggia.

Veniamo al mondo senza niente, e ce ne andiamo allo stesso modo. Lasciate che tutto questo percorso chiamato vita fluisca con integrità e felicità, essendo sempre consapevoli, in ogni momento, di quello che  meritate, quello di cui ha bisogno la vostra essenza vitale.

Come potete vedere, è la nostra forza interiore, la nostra determinazione e la nostra volontà quelle che devono avere ben chiaro in ogni momento quali sono i limiti e qual è il cammino. Se qualcuno vi sottovaluta, usa l’ironia per attaccarvi o dà la priorità a se stesso ogni giorno, lasciandovi in secondo piano, sta oltrepassando il limite. No lo meritate.

Tenete sempre a mente questi semplici principi:

  • Sono i vostri pensieri a creare ciò che vi avvolge: non è quello che vi succede, è come lo pensate. 
  • Pensate in modo più libero, più aperto, evitate le paure, le negazioni, l’indecisione…Ampliate i vostri orizzonti, salite dalla vostra zona di comfort quotidiana.
  • Pensate che meritate di essere indipendenti, di avere un posto nel mondo? Datevi un obbiettivo ogni giorno, e superatevi. Alla fine arriverà ciò di cui avete bisogno: la vostra propria riconoscenza e la soddisfazione personale.
  • Meritate qualcuno che vi ami davvero? Iniziate ad essere la persona che volete essere. Quando vi sentirete orgogliosi di voi stessi, attrarrete la persona di cui il vostro cuore ha davvero bisogno.
  • Meritate di essere felici? Allora rompete gli schemi, allontanatevi da chi vi danneggia, vivete nuove esperienze e, giorno dopo giorno, arriverà ciò di cui avete bisogno: il vero benessere. La pienezza personale. fonte:

La nostra relazione comincia con il dialogo

Quando iniziamo una relazione proiettiamo sull’altra persona e su noi stessi mille illusioni. Sono i primi momenti del rapporto e vogliamo mostrare la parte migliore di noi, in tutti i sensi.

L’entusiasmo ci fa preparare con maggior impegno prima di un’uscita, vogliamo davvero piacere all’altra persona! Siamo più simpatici, mostriamo la nostra espressione più gentile… Quando ci innamoriamo, la felicità ci abbraccia e facciamo fatica anche ad arrabbiarci.

I retroscena dell’amore

La fase del corteggiamento, del flirt, dell’innamoramento e in definitiva la scelta del partner ci intontisce un po’. Quando ci innamoriamo, siamo e al tempo stesso non siamo noi stessi.

Se vogliamo piacere all’altra persona, dobbiamo nascondere i nostri difetti, le nostre differenze… E tutti lo facciamo, in modo tanto consapevole quanto inconsapevole. Ci mostriamo all’altro come la persona “ideale”.

Ma con il tempo, quando i primi momenti ormai sono passati, già si sentono frasi del tipo: “ma tu prima non eri così!”, “non mi hai mai dimostrato che ti piaccio!”, “ma quando ci siamo conosciuti, tu…!”.

Tazze-per-fidanzati

E allora perché non rigiriamo la frittata e iniziamo a flirtare, corteggiare, offrire il nostro sorriso migliore, ma allo stesso tempo pianifichiamo questioni che in futuro segneranno il nostro rapporto di coppia?

Scegli il partner con molta attenzione. Da questa decisione dipenderà il 90% della tua felicità o della tua tristezza. Ma dopo aver scelto attentamente, il lavoro è appena cominciato.
H. Jackson Brown

 Un questionario “con tanto affetto”!

Si può parlare di tutto, anche nei primi momenti della relazione. Tutto dipende dalla delicatezza e dall’intelligenza con cui lo facciamo.

Vogliamo conoscere più a fondo quella persona che ci attrae e anche quella persona vuole conoscerci.

Perché non possiamo avere la testa sulle nuvole, sentire le farfalle nello stomaco e allo stesso tempo mostrarci per quello che siamo e far capire quello che vogliamo nel nostro presente e futuro di coppia?

Vi lasciamo un questionario da proporre “con tanto affetto!”, per far capire in un modo o nell’altro alla persona che inizia ad essere tanto speciale per voi, e con cui vorreste avere una lunga relazione, alcune questioni che vi permetteranno di mettere in chiaro le cose.

  • Matrimonio

Ci sono persone che non concepiscono una relazione senza che questa culmini nel matrimonio. Altre, invece, ritengono che il matrimonio non abbia alcun senso, anzi l’atto di sposarsi suscita in loro un certo rifiuto.

Cosa accadrebbe se il vostro partner non volesse sposarsi e per voi invece il matrimonio fosse più che importante o viceversa?

Sapere cosa pensa l’altra persona sul matrimonio può essere importante per il futuro della coppia.

C’è un segreto per vivere felici con la persona amata: non pretendere di cambiarla.
Chardonne
  • Figli

Avere o non avere figli è una decisione di vitale importanza nella nostra vita. Nessuno deve sacrificare questa decisione così importante per volere del compagno o della compagna.

Di fatto, molte coppie si lasciano e molti matrimoni finiscono proprio per questo motivo. Prima che sia troppo tardi, perché non chiarire le cose all’inizio della relazione?

Padre-figlia

  • Religione

La religione unisce oppure divide. La religione determina regole di comportamento nella vita delle persone.

Potreste stare con una persona che ha credenze diverse dalle vostre? Per questo, chiedete subito all’altra persona in cosa crede.

  • Soldi

Ci sono persone che danno estrema importanza ai soldi, non riescono ad essere felici se non possiedono cose materiali. Tuttavia, altre persone preferiscono lavorare di meno e avere, ad esempio, più tempo libero.

La questione dei soldi senza dubbio influenza anche lo stile di vita delle persone. Il vostro stile di vita corrisponde a quello del vostro partner? Rifletteteci.

  • La personalità e il modo di vivere

Ognuno di noi è unico: ci sono persone che amano l’avventura, altre più tranquille e timide, altre ancora più estroverse… Forse a voi non piace spostarvi dal divano mentre il vostro partner ama gli sport più estremi, come il rafting. Credete di poter essere compatibili per un’eventuale relazione? Dovete solamente verificarlo.

Quella dell’amore è una questione difficile, ma come tutto nella vita “solo parlando ci si capisce”.

Voi meglio di chiunque altro sapete cos’è imprescindibile per voi in un rapporto di coppia e cosa, invece, non lo è affatto. Parlate con il vostro partner e dentro di voi prendete una decisione. fonte:

Non dirmi che non hai tempo, dimmi che le tue priorità sono altre

Se si vuole, si ha tempo. Se non si ha tempo, in realtà non lo si vuole oppure si hanno altre priorità che interessano di più. Non permettete che vi mentano o che vi ingannino. Di fatto, ci sarà sempre uno spazio riservato ad una persona che si ha voglia di vedere, con cui si ha intenzione di parlare o di cui preoccuparsi: è la base dell’affetto e dell’amore.

Man mano che cresciamo, la vita ci rende più difficile ottenere questi spazi per gli altri o persino per le attività che tanto ci piacciono, soprattutto perché veniamo invasi da altri impegni che ci rubano quasi tutto il tempo libero a nostra disposizione. Tuttavia, non è vero che non ne abbiamo: dicono che “volere è potere” e, nel caso dei rapporti personali, risulta una premessa molto importante.

L’attenzione non si elemosina

Con il passare degli anni è naturale imparare ad organizzare gli spazi concessi al lavoro, ai figli o allo studio; ragion per cui c’è chi afferma che la vita sia un cumulo di priorità e seconde occasioni.

Quando classifichiamo mentalmente i nostri rapporti in priorità o opzioni, quello che facciamo davvero è muoverci in funzione del valore che diamo alle varie persone. Aprite il più possibile gli occhi e se vi rendete conto di non ricevere il valore che meritate, non lo implorate: nessuno merita di elemosinare attenzione.

Se vi trovate in questa situazione, se sentite di dare tutti voi stessi per una cosa che deve essere reciproca e non lo è, forse è arrivato il momento di capire che dietro la mancanza di tempo, ci sono scuse e poco interesse. È doloroso e deludente, ma a lungo andare è più sano risolvere questo squilibrio piuttosto che mantenerlo: in fin dei conti, l’unione di due persone è un contratto nel quale dare è gratificante, ma ricevere è altrettanto necessario.

Come so che mi tratti come una tua priorità?

Vi sono alcuni comportamenti chiave che ci aiutano a renderci conto se qualcuno non vuole condividere con noi nemmeno una piccola porzione del suo tempo. La motivazione è spesso che queste persone vi vedono come una possibilità e non come una certezza. Meritate di essere un piano prioritario e non un’opzione sicura quando i piani iniziali falliscono.

Per esempio, a tutti è successo di avere un amico, un partner o un familiare che avremmo incluso, senza dubitare, nelle nostre priorità, ma che, ad un certo punto, ha iniziato a metterci un po’ da parte. Forse è successo qualcosa e la cosa migliore è parlarne, ma è possibile anche che si tratti di un comportamento ripetuto e della mancanza di interesse nel mantenere il contatto, cosa che porta ad un progressivo peggioramento della relazione. Ricordate che volersi bene non ha una data sul calendario.

 

La libertà è saper scegliere

Quando qualcuno ci vede come un’opzione secondaria, come il piano B, sceglie liberamente cosa condividere di se stesso e con chi; in questa scelta ci ha messi in secondo piano.

“Se qualcuno ti vuole nella sua vita, lascerà uno spazio per te senza che debba lottare per esso. Non restare mai con una persona che ti ignora costantemente”

Anche se fa male, non si possono obbligare gli altri a ricambiarci come vorremmo, così come non possiamo sacrificare la nostra dignità e il nostro amor proprio per l’egoismo di un’altra persona. L’affetto disuguale vi condurrà solo ad una realtà falsa piena di speranza per un futuro che è improbabile che diventi presente.

 

Anche voi possedete questa libertà di scelta. Scegliete bene chi volete nella vostra vita e, quando lo fate, dovete pensare a chi vi ha scelto nella sua: valorizzate chi vi dimostra di volervi al suo fianco.

Si tratta di coltivare rapporti onesti che permettano di mantenere un’autostima equilibrata. Non è facile, ma le sfide con le migliori ricompense non sono mai state facili.

La mente è meravigliosa

Dire sempre “sì” agli altri, spesso porta a dire “no” a noi stessi

Quante volte vi è capitato di fare qualcosa che non volevate fare, solo per timore dell’opinione altrui?

Essere collaborativi, aiutare di tanto in tanto o fare un favore è positivo, purché vi venga spontaneo e ne abbiate voglia.

Se non mettessimo mai in pratica il detto “oggi per te e domani per me”, le relazioni sociali risulterebbero molto deteriorate; come sempre nella vita, l’equilibrio è essenziale e tutto ha un limite.

Il problema è che, a volte, esagerate, e finite per dire di sì a tutto ciò che gli altri vi chiedono, vi propongono o addirittura vi impongono. È proprio quello il momento in cui perdete voi stessi, poiché mettete da parte i vostri desideri e i vostri criteri personali.

In realtà, questo comportamento si verifica per paura di un rifiuto, della mancanza di approvazione o di consenso da parte degli altri.

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L’assertività vi porta a rispettare voi stessi

Naturalmente, essere ben accetti e non rifiutati è una cosa auspicabile e piacevole. Se ai tempi delle caverne il gruppo ci avesse rifiutati, molto probabilmente saremmo stati divorati dalle bestie.

L’approvazione, quindi, possiede una sorta di vantaggio evolutivo che è rimasto registrato dentro di noi e che ci fa agire in un modo che oggigiorno non ci risulta più utile. Per liberarci da tale atteggiamento, dobbiamo praticare l’assertività.

L’assertività è la capacità di esprimere i nostri diritti, le nostre opinioni e i nostri desideri in modo diretto e coerente, senza ledere i diritti altrui.

Imparare a dire di no è essenziale per smettere di mancare di rispetto a noi stessi.

È vero che, a volte, può risultarci difficile rispondere di “no” a qualcuno che ci sta chiedendo qualcosa, ma è solo a causa dell’idea assurda di dover continuamente far piacere a tutti quanti. Si tratta di un concetto idealista, poiché è impossibile aggradare tutti ed è una cosa di cui non abbiamo nemmeno bisogno.

Se qualcuno si arrabbia con voi perché gli avete detto di no, il problema è suo e non vostro, dato che voi avete semplicemente seguito il vostro criterio. Inoltre, proprio come voi avete il diritto di dire di no, l’altra persona ha il diritto di arrabbiarsi e dovete accettarlo.

 

 

 

“Un no ben acconciato è alle volte più gustoso di un sì mal condito.”

Spesso sopportate determinati comportamenti da parte degli altri o agite in modo controproducente per timore che questi si arrabbino, perché lo riterreste un fatto terribile e insopportabile, quindi, finite per arrabbiarvi voi, e tutto per paura.

Bisogna essere coraggiosi

È bene essere coraggiosi e dire ciò che si pensa o si sente, altrimenti il vostro vaso traboccherà e diventerete aggressivi con gli altri, cosa li porterà ad allontanarsi da voi. Temerete così tanto il rifiuto, che finirete per ottenerlo.

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In psicologia, esistono tecniche assertive che, praticate per un tempo sufficiente, si integreranno nel vostro comportamento abituale e vi faranno sentire meglio con voi stessi e con gli altri.

Una delle tecniche impiegate per imparare a dire di “no” è il disco bloccato. Consiste nel ripetere ciò che pensate, senza lasciarvi trasportare dalla manipolazione verbale dell’interlocutore.

Se, ad esempio, non volete prestare la vostra macchina ad un amico che ve l’ha chiesto come favore, dovete essere persistenti nel dirgli che siete spiacenti e che capite che abbia bisogno del mezzo, ma che non intendete prestarlo, né a lui né a nessun altro. Quello che potete fare è offrirgli delle alternative e collaborare con la sua richiesta.

È molto importante che ciò si verifichi con un linguaggio non verbale coerente: dovete essere sicuri di voi stessi, diretti, chiari e guardare l’altro negli occhi, perché non c’è nulla da temere. Il suo rifiuto non vi ucciderà.

L’altra persona proverà a darvi dei motivi per cui ha così tanto bisogno della macchina e a convincervi che starà attento. Ciononostante, non dovete cedere se il vostro desiderio è quello di non prestare l’auto. Alla fine, dopo che avrete a lungo ripetuto la vostra idea, il vostro interlocutore si stuferà e smetterà di insistere.

Forse adesso starete pensando: “ma questo comportamento non è troppo egoista?”. La risposta è no. Non dovete confondere le cose: aiutare e collaborare è positivo, ma perdere la propria libertà no.

Sin da piccoli, ci hanno insegnato che bisogna far piacere agli altri quasi a qualunque prezzo e che si debba dire di sì, anche se in realtà vorremo dire di no, perché sennò “chissà cosa penseranno gli altri…”.

Dovete avere ben chiaro che ciò che credono gli altri sono solo pensieri, non assiomi. Come abbiamo detto prima, ognuno è libero di pensare ciò che vuole e non abbiamo il potere di controllarlo. Bisogna accettare che il nostro “no” può avere delle conseguenze: è il prezzo per la libertà.(fonte)

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